Immigrati, alle badanti piace l’aria di Napoli: boom di regolarizzazioni

I conti non tornano: a Napoli le domande sono il doppio di Milano. E a Caserta sono più di Torino e Bologna.
In Campania un’assistente ogni 33 anziani, in Lombardia appena una ogni 60

Una settimana fa era sulle prime pagine di tutti i giornali come la capitale dell’influenza A e ci avevano spiegato che Napoli era stata particolarmente colpita perché è una delle città con più bambini e meno over 65 d’Italia (solo il 14,4 per cento). Adesso salta fuori che ha un altro record, esattamente opposto: in nessun altro capoluogo sono state presentate tante domande di sanatoria per badanti. Paradossi partenopei.

Una statistica elaborata dal Sole-24 ore su dati del Viminale, svela che a Napoli sono state presentate 13.489 domande di emersione del lavoro domestico, l’11,8 per cento del totale nazionale, più di Milano, che si classifica seconda con un 150 domande in meno, e Roma, dove le richieste sono solo 11.600. E non è finita, scorrendo la classifica c’è un’altra sorpresa: al quarto posto spunta Caserta che batte addirittura Brescia, Bergamo, Torino. E anche qui gli anziani non superano il 15% dell’intera popolazione contro il 20% di Milano e il 22% di Torino. Nel napoletano, dunque, la sanatoria permette a un anziano ogni 33 di avere una badante, mentre a Milano questo rapporto è di una badante ogni 60 anziani.

Numeri sorprendenti, che autorizzano più di qualche dubbio. Legittimo il sospetto che dietro questa esplosione di richieste in Campania ci sia qualche spunto «creativo». O, detto più chiaramente, che siano state aggirate le regole per sistemare badanti che tanto badanti non sono.

Ci sono due variabili da tenere presenti. La prima: la sanatoria non prevedeva limiti di reddito per regolarizzare una badante mentre veniva reclamata dal ministero dell’Interno se si trattava di una colf (minimo 20mila euro). Dunque chiunque poteva sistemare la badante se solo avesse ottenuto da un medico un attestato. Certificati di invalidità falsi a Napoli? Chi se lo aspetterebbe mai.

Il dato trova parziale riscontro nelle richieste di indennità di accompagnamento per gli anziani non autosufficienti. E Napoli è prima nella classifica delle città che ottengono aiuti dall’Inps.
Basta chiedere agli sportelli del sindacato, i sospetti crescono. Alla Cgil di Napoli denunciano situazioni che con anziani e sostegno non c’entrano nulla. «Molti datori di lavoro hanno denunciato come badanti uomini che invece fanno i muratori, i braccianti agricoli, che stanno negli autolavaggi», assicura Jamal Qaddorrah, responsabile regionale del sindacato per l’immigrazione che non parla di sospetti, ma di fatti concreti. «Molti venivano da noi e ci spiegavano: io ho questo lavoratore e voglio denunciarlo come badante e il lavoratore confermava - prosegue il sindacalista - noi spiegavamo al datore di lavoro che avrebbe dichiarato il falso, abbiamo avvisato anche con volantini, ma non ci sentivano e andavano avanti per la loro strada». Qaddorrah però non isola il fenomeno solo a Napoli o a Caserta. «Questo aggiramento della legge non avviene solo in Campania, è successo in tutto il Sud e anche al Nord». E naturalmente, dal punto di vista della Cgil, rivendica: «La legge andava estesa a tutti gli immigrati che lavorano nell’edilizia e nell’agricoltura. Ormai nelle campagne sono rimasti solo gli extracomunitari a garantire la raccolta di ortaggi e pomodori».

La procedura di emersione, infatti, era riservata solo al lavoro domestico e di assistenza e venivano esclusi tutti gli altri lavoratori. E così molti, per evitare i rischi di denuncia penale e favoreggiamento alla clandestinità, hanno approfittato della sanatoria, avendo un anziano in famiglia, per regolarizzare operai o un’extracomunitaria con altro genere di mansioni. A questo punto chi può escludere che con lo stesso stratagemma non si sia regolarizzata come badante anche qualche prostituta?

Distorsioni di questo genere del resto non sono nuove. A Roma, la scorsa settimana, la polizia municipale ha scovato una ventina di clandestini del Bangladesh, registrati come badanti, che invece facevano i venditori ambulanti nei mercati rionali. E ora, i titolari delle licenze che li impiegavano per scopi diversi da quelli dichiarati, dovranno rispondere del reato di favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina.

I sospetti di domande di sanatoria «creative», dunque, prendono corpo. Al Sud i dati sulle domande di regolarizzazione «puzzano di bruciato» un po’ tutti: a Bari, Salerno, Reggio Calabria, Ragusa, Cosenza, Messina, tutte città che hanno riscoperto come per incanto la necessità della badante in famiglia. Fenomeno curioso se si pensa che in questi piccoli o grandi centri del meridione, la cura dell’anziano da parte delle famiglia è ancora la regola prevalente. C’è bisogno di fare chiarezza.