Immigrati, Berlusconi: no alla tassa, Bossi è con me E' scontro sul dl anticrisi

Il premier: "Bossi non fa obiezioni. Tra noi rapporto straordinario". Botta e risposta con Fini,
polemico sulla fiducia al dl anticrisi: è indispensabile

Roma - Prima si tappa la bocca con le mani. Ed evita così di innescare una polemica a distanza con Gianfranco Fini, critico sulle motivazioni con cui il governo ha posto la fiducia sul decreto anticrisi. Poi spiega in maniera sintetica le ragioni di palazzo Chigi: «Abbiamo giudicato che fosse indispensabile». Archiviata la pratica parlamentare, Silvio Berlusconi torna sulla vicenda Alitalia, elogiando l’accordo firmato da Cai con Air France e negando contrasti con Letizia Moratti e Umberto Bossi, entrambi filo-Lufthansa. Senza perdere di vista il percorso politico che porta alla riforma della giustizia («nessun diktat, auspico il dialogo»), la querelle tra Russia e Ucraina sul versante gas, il conflitto mediorientale, l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca (non sarà presente alla cerimonia ufficiale).

«Il dossier di Alitalia è assolutamente chiuso», attacca il premier, che considera «molto positivo» l’accordo siglato dalla nuova proprietà con il vettore transalpino. Un’unione, pronostica, da cui nascerà «la compagnia più importante in Europa». Il contratto stipulato, rimarca, «prevede tutto ciò che noi avevamo richiesto, a partire dalla italianità» del vertice. D’altro canto, riferisce, passeggiando per il centro capitolino, «Lufthansa non ha mai fatto passare sotto silenzio il fatto che voleva essere maggioranza».

«Abbiamo tutti fatto la corte alla compagnia tedesca - prosegue il Cavaliere - e l’abbiamo fatto continuamente. Il dottor Letta è andato a pranzo per ben tre volte con il numero uno di Lufthansa, ma quest’ultima non si è mai determinata a fare un’offerta concreta. Quindi, abbiamo scelto Air France». Una decisione che, assicura, non ha creato alcun contrasto con il sindaco di Milano. «La incontrerò lungamente domani (oggi, ndr) e metterà sul tavolo tutti i problemi», annuncia, per poi chiarire: «Ho visto qualche giornale che titola scontro. Ma quale scontro? Io non ne ho con nessuno». Quindi, fa capire, non ne ha neppure con il Senatùr, con cui ha cenato lunedì sera: «Il rapporto con il leader della Lega è veramente straordinario, c’è grande amicizia, affetto e buonsenso». E nel corso del faccia a faccia serale, informa, si è discusso pure dell’emendamento del Carroccio, bocciato dal governo, che prevedeva l’introduzione di una tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati: «Ne ho parlato e anche lui non ha fatto obiezioni particolari». «Non sono al corrente di novità al riguardo - prosegue Berlusconi - e quando mi è stato presentato, ho subito detto che ero contrario». Quindi, «non c’è stata alcuna marcia indietro».

Dai rapporti con gli alleati a quelli con gli avversari. E sul fronte giustizia ribadisce così la sua posizione: «Non c’è alcun diktat, ma l’auspicio di fare le riforme insieme. Se purtroppo questo non si rivelasse possibile, noi andremo avanti secondo un dovere preciso che riteniamo di avere con gli italiani. Seguendo quindi gli interessi del Paese».

Sul fronte energetico, il presidente del Consiglio assicura che «in Italia non c’è alcuna preoccupazione per il gas», visto che «abbiamo riserve abbondanti». Comunque, puntualizza, in merito alle tensioni tra Mosca e Kiev, «non posso che capire le ragioni di Gazprom», cioè dei russi. Ciò che però «viene fuori da questa vicenda», evidenzia, «è che dobbiamo andare avanti con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e iniziare in maniera seria con il nucleare, che è il futuro, mentre il combustibile fossile è qualcosa che va a finire». Il premier, intanto, plaude al prezzo del greggio in calo: «Evviva, risparmiano anche tutte le famiglie e costa meno alle aziende».
C’è spazio pure per la politica internazionale nel lungo colloquio con i cronisti, a margine del consueto shopping nei pressi di palazzo Grazioli. In cui il premier spiega di essere in continuo contatto telefonico con gli altri leader del G8, anche per affrontare la crisi mediorientale. «Li vedrò prossimamente, stiamo discutendo di tante cose - rimarca - e io credo che serva sempre buon senso». «Ora aspettiamo anche Obama», aggiunge, prima di ricordare che non sarà a Washington per l’insediamento del nuovo presidente americano. «Non sono andato a quello di Bush e quindi non andrò neanche a quello di Obama. E poi - afferma sorridendo - io sono un protagonista e non una comparsa...».

Il Cavaliere rivela comunque di stare scrivendo una lettera di auguri per il nuovo capo di Stato: «È importante che si insedi e lavori», osserva, sottolineando come fosse «sbagliato osannarlo prima», almeno quanto lo sia «essere preoccupati adesso». «Gli faccio veramente auguri di cuore - conclude - affinché possa veramente fare bene con la squadra che ha messo in campo, che mi sembra affidabile».