Immigrati, chiesto il rinvio del voto

Claudio Pompei

«Il voto per i consiglieri aggiunti rischia di essere falsato dalla presenza alle urne di immigrati clandestini. Ecco perché la consultazione andrebbe sospesa». Non hanno dubbi i consiglieri comunali di Alleanza Nazionale Luca Gramazio e Federico Guidi che ieri hanno spiegato, sulla cronaca de «Il Giornale», i loro tentativi, come componenti della commissione immigrazione del comune di Roma, di far correggere l’anomalia del regolamento per il voto.
Le richieste degli esponenti di An - tese ad accertare nei seggi, oltre all’identità, anche il possesso del permesso di soggiorno dei votanti - non sono state accettate, perchè la maggioranza veltroniana ha preferito dare più importanza all’allargamento della base dei votanti piuttosto che al rispetto rigoroso della normativa. Una scelta «politica», insomma. E questo nonostante il fatto che Guidi e Gramazio avessero sollevato il dubbio che con il nuovo metodo elettorale, la possibilità che il voto per i consiglieri aggiunti possa essere falsato da chi non è regolarmente presente sul territorio italiano (come recita l’articolo 1 del regolamento del voto agli immigrati presente nella delibera numero 190), ovvero dai clandestini, è altissima.
«Esiste davvero il pericolo - spiegano i due consiglieri - che il voto sia “svilito” da questa presenza o, peggio ancora, che un eventuale accordo tra gruppi di clandestini (non escludibile a priori) ne possa alterare l’esito e minare la legittimità. Il Campidoglio infatti permetterà di votare a tutti coloro che sono in possesso di una carta d’identità (durata 5 anni) che non corrisponde però alla certezza che gli stessi abbiano un regolare permesso di soggiorno, poiché non esiste l’obbligo da parte degli immigrati né della Questura di comunicare all’anagrafe comunale quanti e quali sono i permessi di soggiorno non rinnovati a fronte del documento d’identità ancora valido».
«Abbiamo chiesto ripetutamente - continuano Guidi e Gramazio - che i dati in possesso dell’anagrafe fossero incrociati con quelli della Questura per evitare che il voto fosse falsato dalla presenza alle urne degli immigrati clandestini a danno di chi lavora e fatica nella nostra città ove risiede legalmente».
I certificati elettorali inviati sono 155.000 e 10.000 sono tornati indietro perché il destinatario risulta sconosciuto. In realtà i consiglieri capitolini di An una soluzione l’avevano trovata: «Sarebbe bastato - dicono - che i cittadini immigrati al momento del voto esibissero assieme al certificato elettorale e la carta d'identità, anche il permesso di soggiorno, ma a fronte di questa ulteriore richiesta la risposta della commissione è stata negativa. La nostra è una battaglia di legalità a tutela di chi vive nella nostra città rispettando le nostre leggi, con un reale desiderio di integrazione che vogliamo incentivare».
«Il Comune di Roma - concludono Guidi e Gramazio - ha speso un’ingente somma per dar vita a queste consultazioni elettorali, senza però curarsi che questo metodo fosse equamente rappresentativo e legittimo, altro denaro pubblico finito male».
Sulla vicenda è intervenuto anche il commissario della federazione romana di An Gianni Alemanno il quale, dopo aver ricordato «l’esistenza di gravi problemi, sollevati da Guidi e Gramazio, sui metodi elettorali scelti per l’elezione dei consiglieri aggiunti» al comune di Roma», ha chiesto che l'ufficio elettorale dia delle risposte esaustive a questo problema, «valutando l’opportunità di rinviare la data elettorale per far svolgere il voto in condizioni di chiarezza e legittimità».