Immigrati, governo battuto. Maroni: "Errore"

La maggioranza al Senato non riesce ad approvare le norme per aumentare da 2 mesi a 18 mesi la permanenza degli stranieri nei cpt. Abrogata la norma sui ricongiungimenti familiari più difficili. Il sotosegretario Castelli: "Franchi tiratori da vecchia Dc"

Roma - Uno, due, tre. Sono da poco passate le otto di sera quando nell’auladelSenatosiconcentrano e poi si consumano in pochi minuti le inquietudini che negli ultimi mesi hanno attraversato i non sempre facili rapporti tra Pdl e Lega. Con la maggioranza che incappa nel fuoco amico di sei o sette franchi tiratori e va sotto per ben tre volte sul ddl sicurezza, bocciando guarda caso due delle norme a cui più teneva Roberto Maroni. Primo: il tempo massimo di permanenza degli extracomunitari nei Cie resta di 60 giorni e non sarà portato a 18 mesi come voleva il ministro dell’Interno. Secondo: viene abrogata la norma che imponeva come condizione per chiedere il ricongiungimento familiare che questi ultimi fossero «regolarmente soggiornanti» in Italia da almeno 5 anni. Uno smacco per il Carroccio se solo due giorni fa Maroni non esitava a «dare per scontato» il via libera del Parlamento al ddl in tempi brevi. Tempi che invece si allungano, visto che il ministro ha già fatto sapere che la norma sui 18 mesi «sarà riproposta alla Camera» perché «la bocciatura del Senato è un grave errore».

In serata ,interpellato dai cronisti, il premier Silvio Berlusconi ha minimizzato: solo un incidente di percorso, «non c’è alcuna preoccupazione». Ma l’uno-due di ieri sera a Palazzo Madama sembra comunque il segnale di una certa insofferenza di alcune aree del Pdl nei confronti della Lega che, spiega un ministro non sempre in sintonia con le posizioni del Carroccio, «ha il vizio di far proprio qualunque buon risultato il governo porti a casa». Come a dire che qualcuno non ha resistito a mandare un segnale a Bossi e compagni proprio su una questione che rappresenta il core business di via Bellerio. Anche perché la tornata elettorale digiugno s’avvicina e la «concorrenza leale» tra Pdl e Lega, soprattutto al Nord, è iniziata.

Il punto, però, non sono solo i sei o sette franchi tiratori che, spiega il senatore Francesco Casoli, «sono fisiologici in un gruppo parlamentare ampio come quello del Pdl». Ilproblemasono anche le troppe assenze che hanno abbassato la soglia di sicurezza e creato le condizioni per la figuraccia. Che ai senatori del Pdl è costata una sfuriata serale da parte del capogruppo Maurizio Gasparri. E ai colleghi dell’opposizione ha regalato la prima vittoria in Aula di rilievo nonostante i ben 37 senatori di vantaggio che ha il centrodestra. Il Carroccio, intanto, per bocca di Roberto Castelli, punta il dito contro «il ritorno dei franchi tiratori dimemoria Dc», prontamente individuati dal sottosegretario alle Infrastrutture quando per un errore tecnico il tabellone dell’Aula siè illuminato per qualche istante nonostante il voto fosse segreto. Un riferimento, quello alla Dc, che molti hanno ricondotto alla polemica degli ultimi giorni tra Beppe Pisanu e Maroni. Con il primo a dire che non si può affrontare l’emergenza immigrazione «con l’orecchio teso alle voci delle osterie della Bassa Padana» e il secondo a rinfacciargli di essere «buonista».