Immigrati, a Massa scontri con la polizia

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Scontri nel centro della Croce Rossa di Massa: blitz di clandestini in piazza per avere lo status di rifugiati. Resta alta la tensione anche a Lampedusa: si teme un'altra rivolta nel cpa. Domani Maroni sarà a Tunisi per il via libera al rimpatrio di 1200 immigrati
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Roma -E' emergenza immigrazione. Da Lampedusa a Massa gli scontri tra forze dell'ordine e clandestini ospiti nei centri di prima accoglienza sono segno di un malessere difficile da gestire. Mentre sull'isola siciliana cresce la tensione a tal punto da spingere il Viminale a intensificare le misure di sicurezza, a Massa "esplode" una rivolta nel centro della Croce Rossa Italiana dove una cinquantina di clandestini erano stati trasferiti dal cpa di Lampedusa. Domani il titolare del Viminale sarà a Tunisi per firmare il via libera che permetterà il rimpatrio di 1200 tunisini.

Violenti scontri a Massa Scontro tra le forze dell’ordine e i profughi sbarcati a Lampedusa questa estate e ospiti del centro della Croce Rossa a Partaccia (Marina di Massa). I profughi, circa 50 tra cui molte donne, hanno manifestato senza autorizzazione, occupando piazza della Liberazione, nel centro di Massa, intorno alle 11, bloccando il traffico. Dopo essere stati più volte avvertiti di sgombrare la piazza, le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, hanno proceduto allo sgombero forzato caricando il gruppo di manifestanti. Alcuni di questi sono stati prelevati dai carabinieri e dalla polizia, mentre una parte è stata scortata al centro CRI dove sono ospiti dal 3 agosto scorso 103 profughi. Non c’è ancora una stima dei feriti. I profughi manifestavano per il ritardo di richiesta dello status di rifugiato politico. Da oggi hanno detto che inizieranno anche lo sciopero della fame. 

Tensioni a Lampedusa Resta alta la tensione a Lampedusa, sia tra gli immigrati sia tra i residenti, dopo la clamorosa fuga in massa dal centro di accoglienza di sabato scorso. Continua lo sciopero della fame di 16 delle 78 donne nordafricane - 12 tunisine e 4 marocchine - che da ieri sera, nel nuovo centro di identificazione ed espulsione attrezzato nell’ex base Loran della marina militare, protestano in questo modo contro il rimpatrio considerato imminente. Timori che fanno temere una nuova rivolta nel cpa. Tanto che sono state rafforzate le misure di sicurezza per evitare ulteriori intemperanze dei 1318 ospiti della struttura: da ieri due camionette della polizia non perdono d’occhio il centro. Mentre si sta accertando se vi siano fuori altri fuggiaschi dopo che nella notte i carabinieri hanno rintracciato 8 immigrati che si erano nascosti in case disabitate e che di tornare indietro non ne volevano sapere, dicendosi pronti a tutto. Secondo i militari fuori non ce ne sarebbero più. Ma il clima resta caldo in vista della missione di domani del ministro dell’Interno Roberto Maroni a Tunisi, per incassare il via libera definitivo all’accordo che avrà come effetto immediato il rientro nel Paese nordafricano di 1200 tunisini.

Espulsioni dal cie È probabile che da oggi si dia il via ai trasferimenti di alcuni degli immigrati ospiti all’interno del Cpa verso la ex base all’interno della quale sono in corso dei lavori di ristrutturazione e dove si trovano dalla notte di giovedì 78 donne, 16 delle quali hanno iniziato ieri lo sciopero della fame contro i rimpatri. Nel frattempo, secondo alcune fonti, sono giunti con un ponte aereo non solo viveri, ma anche strutture prefabbricate destinate all’ex base, sede, secondo il progetto del ministero dell’Interno, del contestato centro di identificazione e espulsione. Mentre è attesa la nave con a bordo le ruspe per effettuare i lavori di adeguamento, perchè nessuno sull’isola vuole mettere a disposizione i propri mezzi. Domani scatterà nell’isola un altro sciopero generale contro la politica del Viminale che fa di Lampedusa l’unica "stazione di arrivo" dei migranti in attesa del loro rimpatrio, prolungando così il tempo di permanenza nell’isola, con la realizzazione del nuovo Cie.

La protesta continua "Lampedusa - ribadisce il sindacodi Lampedusa, Dino De Rubeis - non diventerà un carcere a cielo aperto e noi non siamo in vendita: non ci faremo comprare per un piatto di lenticchie, accettando che facciano di noi un lager per gli immigrati in cambio di quale concessione. E se dovesse passare l’accordo con la Tunisia, non ci sarebbe più sicurezza nel centro e e nelle nostre case. Domani - prosegue il primo cittadino, ieri colto da un malore - resterà tutto chiuso per far sentire a Roma la nostra preoccupazione e il dolore per una solitudine immeritata dopo ben 17 anni di accoglienza". E che il braccio di ferro col Viminale sia destinato a farsi più duro lo dimostra anche la decisione del consiglio comunale di presentare una denuncia alla procura di Agrigento contro Roberto Maroni, accusato di trattenere illegalmente gli extracomunitari nel cpa dove non potrebbero restare per più di 48 ore.