Immigrati a Milano, boom di reati Stranieri sette detenuti su dieci

Polemica sul discorso di monsignor Tettamanzi: «Non bisogna pretendere che conoscano le nostre leggi»

da Milano

Il nodo è lo stesso, la criminalità straniera. Le prospettive diverse. A poche centinaia di metri l’uno dall’altro, e in contemporanea. Livia Pomodoro, presidente del tribunale di Milano, interviene all’inaugurazione dell’anno giudiziario. «Gli imputati stranieri pervenuti a giudizio sono arrivati a 10mila 770, contro i 9.652 dello scorso anno». In totale, «il 54% rispetto agli italiani». Più della metà.
Il cardinale Dionigi Tettamanzi incontra la stampa per parlare di «immigrati in prima pagina», e chiede di «non alimentare nei cittadini la pretesa che l’immigrato debba conoscere da subito ogni legge e leggina, e gli usi e i costumi del nostro Paese». Nel mezzo, il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato. I clandestini? «Una presenza ormai insopportabile».
Tende la mano, il cardinale. Invita la platea di giornalisti alla responsabilità e alla solidarietà verso «chi si trova in una situazione di disagio», al «coraggio di ascoltare gli immigrati. Fino al «riconoscimento della responsabilità di essere soggetti attivi nella convivenza civile. E penso anche al diritto di cittadinanza». «I media- spiega il cardinale- hanno l’esigenza, comprensibile e a volte necessaria, della semplificazione. Ma a volte questo può portare a schemi rigidi e precostituiti che finiscono per dare un’immagine riduttiva». Contemporaneamente, dal tribunale emerge una realtà più complessa. «Gli imputati stranieri, specie extracomunitari provenienti dall’Est e dal Nord Africa, sono concentrati su reati di piccola criminalità- spiega il presidente Pomodoro -, ma non mancano forme di delinquenza associata, specie in materia di prostituzione e di droga, fino alla riduzione in schiavitù». E se questo è lo stato dell’arte, le armi appaiono spuntate. Perché «la maggior parte viene giudicato con rito direttissimo. L’ufficio è gravato, più che dai reati che rientrano nella criminalità comune, dalla gestione dei reati per la violazione dagli obblighi di abbandonare il territorio dello Stato». E «si verifica assai di frequente che all’arresto obbligatorio faccia seguito la scarcerazione, con conseguenza che il giudizio si conclude con una sentenza destinata a lasciare irrisolto il problema della clandestinità e soprattutto della eventuale ulteriore permanenza dello straniero sul territorio italiano». Ancora, un’altra emergenza. I reati sessuali. È il procuratore della Repubblica Manlio Minale a spiegare che «registriamo un rilevante incremento degli episodi di violenza in danno di donne con particolare riferimento ad aggressioni perpetrate nelle pubbliche strade da parte di extracomunitari».
«Il gran numero di reati commessi da stranieri - insiste De Corato - provoca un’emergenza per i carceri di San Vittore, Opera e Bollate. A San Vittore, oltre il 70% dei detenuti è straniero». A completare lo spaccato è Marina Caroselli, presidente del Tribunale per i Minori. «Per le convalide di arresto, il numero degli stranieri è superiore al doppio di quelli degli italiani». Nel dettaglio, «è consistente il numero dei reati commessi da nomadi», «emerge che i romeni sono dediti a furti e a reati contro il patrimonio», «i nordafricani allo spaccio di stupefacenti», e «i sudamericani ai reati contro il patrimonio, anche connotati da violenza». Ma se hanno meno di 14 anni non sono imputabili.