Immigrati, offensiva di Maroni «Apriremo dieci nuovi Cpt»

da Madrid

A 36mila chilometri di altezza sulla penisola iberica, dove nessun sin papel lo possa vedere o anche solamente immaginare. Lì il ministero della Difesa spagnolo ha piazzato «Spainsat», un satellite «spia» di quasi quattro tonnellate di peso che diventerà presto il centro di coordinamento del già avanzatissimo sistema spagnolo per la lotta all'immigrazione clandestina.
Secondo El País il gioiello tecnologico alla corona della intelligenza iberica entrerà in funzione prima della fine di quest'anno, garantendo a Zapatero un nuovo strumento per la sua politica di serrato controllo dell'immigrazione clandestina oltre che del traffico di droga.
Una volta acceso, «Spainsat» diventerà una specie di messaggero zelante in grado di mettere in collegamento tutte le forze impegnate nella lotta all'immigrazione. Il satellite sarà infatti il cuore di una rete cifrata chiamata Sea Horse Network alla quale parteciperanno anche altri quattro Paesi direttamente interessati dal fenomeno immigrazione: Capo Verde, Senegal, Mauritania e Portogallo. La base di controllo è stata fissata nelle isole Canarie, a Las Palmas. A lei si affiancheranno due centri in Mauritania, uno in Senegal, uno a Capo Verde ed uno a Lisbona. Secondo fonti del ministero della Difesa non è stato possibile aprire basi anche in Marocco perché il Governo marocchino non ha voluto partecipare al progetto.
A Las Palmas - ma è previsto un centro di emergenza a Madrid - arriveranno anche tutte le informazioni trasmesse dagli agenti segreti del Cni sparsi per l'Africa e quelle inviate dalla cosiddetta barriera elettronica Sive. Il Sistema Integrato di Vigilanza Esterna è uno dei più avanzati dispositivi di monitoraggio esistenti al mondo ed è in uso in Spagna dal 2001. Il sistema impiega telecamere ad alta definizione affiancate a dispositivi all'infrarosso, sensori acustici e radar capaci di individuare una barca di legno a 20 chilometri di distanza, un gommone a 34 o una nave da trasporto a 130.
Dopo averlo provato per la prima volta sullo stretto di Gibilterra ed aver visto i risultati, la Spagna ha seminato le sue coste meridionali e quelle orientali delle Isole Canarie con questi dispositivi tanto che oggi sono almeno 30 i punti Sive attivi ed il Governo sta pensando di aumentarne presto il numero. Ai punti fissi si sono poi affiancati quelli montati sulle motovedette e sui furgoni della Guardia Civil che si muovono lungo le coste quando è necessario.
Con l'arrivo di Spainsat tutti gli sforzi dovrebbero essere allo stesso tempo facilitati e coordinati in totale segretezza. L'idea è che se una patera - così si chiamano in spagnolo le carrette del mare - parte dalle coste del Senegal o della Guinea Bissau, l'allarme venga già lanciato dagli agenti segreti presenti sul posto o quando la barca sospetta passa vicino a Capo Verde. In questo modo le motovedette della Marina possono andare incontro alla barca prima ancora che questa raggiunga le Canarie. Lo stesso discorso è valido per le carrette del mare che partono dal Marocco e che devono essere individuate in tempi ancora minori per impedire che arrivino sulle coste dell'Andalusia o di Murcia.
Entro quest'anno, il governo Zapatero potrà quindi contare su un alleato in orbita per continuare ad applicare la mano dura che iniziò ad usare contro gli immigrati illegali nel 2005. Nel settembre di quell'anno a Ceuta e Melilla - le due enclave spagnole sulle coste del Marocco - migliaia di clandestini provarono a scavalcare le recinzioni per entrare in territorio spagnolo.
Morirono vari immigrati durante gli assalti che terminarono solo quando Zapatero utilizzò l'esercito ed alzò le barriere sino a sei metri. Da allora la Spagna è stata sommersa dagli arrivi via mare (quasi 2.000 imbarcazioni nel 2006 e 2007) a cui il Governo ha risposto con un serrato controllo e con una politica di espulsioni che ha già rispedito al mittente circa 370.000 extracomunitari in quattro anni.