Immigrati, il Papa: "No al rifiuto del diverso" Schifani: "Respingere le divisioni ideologiche"

Il Pontefice al congresso mondiale sugli immigrati: "Non sono solo un problema ma una risorsa
da valorizzare per il cammino dell'umanità". Il presidente del Senato: "L’ideologia strumentalizza le esigenze
reali delle persone per fini estranei al bene comune"

Roma - Il Vaticano torna ad occuparsi d'immigrazione. Lo fa nell'ambito dei lavori del VI congresso mondiale organizzato dal Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Centrale, nel discorso introduttivo di Papa Benedetto XVI, è il tema dell'accoglienza. "Molti migranti  - ricorda il Pontefice - abbandonano il loro Paese per sfuggire a condizioni di vita umanamente inaccettabili senza però trovare altrove l'accoglienza che speravano". L'esortazione che il Papa rivolge ai cristiani - ai politici ma non solo - è quella di "aprire il cuore ai migranti e alle loro famiglie, sapendo che essi non sono solo un "problema", ma costituiscono una "risorsa" da saper valorizzare opportunamente per il cammino dell'umanità e per il suo autentico sviluppo".

No al rifiuto del diverso "I cristiani - prosegue il Santo Padre - sanno di dover essere disponibili all'ascolto della Parola di Dio, che chiama a imitare Cristo e a restare uniti a Lui. Solo in tal modo essi diventano solleciti nei confronti del prossimo e non cedono mai alla tentazione del disprezzo e del rifiuto di chi è diverso". Benedetto XVI si è poi domandato: "Perché non considerare l'attuale fenomeno mondiale migratorio come condizione favorevole per la comprensione tra i popoli e per la costruzione della pace e di uno sviluppo che interessi ogni Nazione?". "Lo stesso processo di globalizzazione - ha sottolineato Ratzinger - può costituire un'occasione propizia per promuovere lo sviluppo integrale, soltanto però se le differenze culturali vengono accolte come occasione di incontro e di dialogo, e se la ripartizione disuguale delle risorse mondiali provoca una nuova coscienza della necessaria solidarietà che deve unire la famiglia umana".

Sì all'integrazione Il Vaticano invita "a superare le paure che nascono dalle migrazioni viste come un’incognita, talvolta ridotta esclusivamente a una questione di ordine pubblico da affrontare con la repressione": lo afferma monsignor Antonio Maria Veglio, presidente del Pontificio consiglio della Pastorale per i migranti. "Nella società contemporanea - multietnica, multireligiosa e multiculturale - avvertiamo la sfida del dialogo come itinerario di pacificazione e di sviluppo, che promuove le dinamiche interculturali dell’incontro delle persone fino a permettere che tutti sperimentino i vantaggi della buona globalizzazione, dove ognuno, pur rimanendo se stesso, nel medesimo tempo si apre all’accoglienza delle altre culture", sostiene il "ministro" vaticano per le questioni dell’immigrazione, secondo il quale "appare sempre più importante puntare sull’integrazione, che non equivale ad un processo di assimilazione".

Schifani: no agli scontri ideologici "Sul tema dell’immigrazione  - ha detto il presidente del Senato Renato Schifani - si è talvolta utilizzato lo strumento improprio della polemica politica tra gli opposti schieramenti e anche all’interno degli stessi partiti, per rimarcare più gli elementi di contrapposizione, che i punti di possibile convergenza e condivisione". Secondo Schifani "non fare del tema dell’immigrazione solo un’occasione di visibilità politica significa innanzitutto riconoscere che sicurezza e integrazione, legalità e accoglienza, diritto e giustizia sono dimensioni intrecciate e richiedono la ricerca generosa di un equilibro ragionevole".

Diritti e doveri "La questione dell’immigrazione - ha scandito Schifani davanti a una platea di cardinali e vescovi, alcuni dei quali, come il segretario del dicastero per la pastorale Agostino Marchetto, spesso critici riguardo all’attuale linea governativa sul tema - se ridotta a polemica tra chi è più attento ai profili della sicurezza e chi è più sensibile all’integrazione, oppure tra chi propone esclusivamente un decalogo di doveri e chi antepone una tavola di soli diritti, rischia di diventare una questione solo ideologico". E "l’ideologia, dall’una e dall’altra parte, allontana le idee, strumentalizza le esigenze reali delle persone, per fini sostanzialmente estranei al bene comune". Per la seconda carica dello Stato, "l’immigrazione è invece davvero un tema serio, una questione etica e al tempo stesso culturale".