Immigrati, il piano Moratti: "Vanno riaperti i Cpt smantellati da Prodi"

La denuncia del sindaco di Milano: "Pochi strumenti per combattere la criminalità. Ci sono 150 posti per 40mila irregolari". L'accusa: "Il governo non ha fatto nulla contro la violenza sessuale"

da Milano

«Un’angoscia profonda». Solo due parole per raccontare come ci si senta, sindaco e donna, di fronte alla notizia che un’altra ragazza è stata violata. Tre episodi a Milano negli ultimi dieci giorni, uno a Roma l’altra notte.
Letizia Moratti, che succede?
«Succede che gli strumenti che noi amministratori abbiamo a disposizione sono davvero pochi. Che nelle grandi città la concentrazione di immigrati è sempre più rilevante».
La criminalità non è solo straniera.
«Solo a Milano gli irregolari sono 40mila e chi non ha casa né lavoro è più portato a delinquere».
Milano si riscopre xenofoba?
«Assolutamente no. È una città internazionale, ci sono decine di comunità straniere i cui componenti sono perfettamente integrati e dei quali siamo molto fieri. Sappiamo che chiudersi sarebbe un errore, ma tra questo e non garantire il rispetto delle regole c’è una bella differenza».
Non si rispettano le regole?
«Il ministro Fioroni mi costringe a prendere a scuola il figlio di irregolari. Non lo trovo giusto per quegli extracomunitari che lavorano, pagano le tasse e non trovano un posto per i loro bambini».
E allora?
«La sicurezza è in pericolo quando l’immigrazione non è tenuta sotto controllo».
Il presidente Silvio Berlusconi ha assicurato che il «pacchetto sicurezza» made in Milano sarà uno dei primi provvedimenti del nuovo governo.
«Me lo ha detto l’altro giorno e ci vedremo mercoledì per cominciare a fissare i primi punti».
Inseguite la Lega?
«Ricordo che alla grande manifestazione dell’anno scorso per la sicurezza a Milano partecipò anche Berlusconi. Aveva capito e condiviso il fatto che quello sarebbe stato un tema decisivo».
Un caso in cui non si può certo affermare con gioia «l’avevo detto». Vi accusarono di cavalcare le paure degli italiani. I soliti populisti.
«Non c’erano elezioni, né campagna elettorale e l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni al Viminale davanti ai sindaci disse che la Moratti agitava il tema della sicurezza come una bandiera politica. Mi dispiacque molto».
Succede così in Italia.
«Salvo, pochi giorni dopo, dire che siamo seduti sopra una polveriera. Due facce».
In un anno la polveriera è esplosa, ma il ministero dell’Interno minimizza, dice che le violenze sessuali sono diminuite.
«Purtroppo tantissime donne non le denunciano nemmeno. Ma io dico che finché ce ne sarà anche solo una nelle nostre città, io mi sento responsabile».
Responsabile e dunque?
«In due anni il governo non ha fatto nulla per combattere le violenze sessuali, il decreto Mastella-Pollastrini è naufragato in Parlamento. E la politica del centrosinistra sull’immigrazione ha solo aggravato i problemi legati alla sicurezza. Bisogna cambiare».
Cinque richieste di Letizia Moratti al nuovo governo?
«Ci vogliono strumenti efficaci, nuove norme con cui combattere gli abusivi nelle case popolari, la violenza sulle donne, sui più deboli, le truffe agli anziani, scippi e rapine, droga, prostituzione, l’accattonaggio per strada».
Lei è sindaco, qualcosa deve fare anche lei.
«Abbiamo già messo cento custodi sociali nei caseggiati popolari, mille telecamere, assunto 200 nuovi vigili, firmato un patto di legalità con i rom, creato alla clinica Mangiagalli un centro per le donne violentate».
Seconda richiesta: dopo le leggi gli uomini?
«Carabinieri, poliziotti, finanzieri sono arrivati. Ma non hanno nemmeno sostituito quelli andati in congedo o in pensione».
Al terzo posto?
«Gli accordi bilaterali tra i Paesi. Con il precedente governo, il ministro Pisanu li firmò con Libia e Albania e le carrette del mare non partirono più. Prevenire prima di reprimere».
Accordi su che cosa?
«Dobbiamo aiutarli, costruire nei loro Paesi scuole, asili, centri di formazione, ospedali, strade. Creare posti di lavoro per evitare che la disperazione li costringa ad arrivare dove sperano di trovare un futuro che non c’è. Ma questo non lo posso fare io sindaco, è lavoro da governo».
Numero quattro?
«I centri di permanenza temporanea. Il precedente governo li ha smantellati, bisogna costruirne di nuovi. A Milano ci sono 150 posti e 40mila irregolari».
Ai protagonisti degli ultimi due stupri era già stato più volte consegnato il foglio di via. Come se nulla fosse. Ma la sinistra dice che i cpt sono dei lager.
«Ci vogliono i cpt, ma uniti alla politica di aiuto nei loro Paesi. Bisogna saper risolvere i problemi, ma il governo precedente ha saputo solo aumentare le tasse».
Magari leggi che consentano espulsioni più efficaci?
«Quando lo chiedevo io nessuno mi ascoltava, quando a Roma è morta la povera signora Reggiani ecco il decreto legge per le espulsioni. Oggi prefetto e questore sono spesso impotenti».
Manca la quinta richiesta.
«La possibilità per i Comuni più virtuosi di investire in sicurezza, di non dover rispettare il patto di stabilità, i vincoli che ci impediscono di impiegare le nostre risorse in uomini e tecnologie».
Se al ministero dell’Interno arrivasse un leghista?
«Lavoro e lavorerò sempre con tutte le istituzioni. Con lo stesso impegno».