Immigrati, è polemica tra Italia e Malta L'Ue: "Collaborate per i salvataggi"

<strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/cronache/lampedusa_ancora_mirino_arrivi_senza... target="_blank">Ieri l'accusa di Maroni al governo maltese: &quot;Non soccorre i barconi&quot;</a></strong>,
oggi Malta risponde, ma il Codacons la denuncia all'Aia per mancato
soccorso. L'Unione europea, attraverso
il portavoce della Malstrom: &quot;L'importante è salvare le vite umane&quot;

Riprendono gli sbarchi a Lampedusa e si riaccende la polemica tra Malta e l'Italia. Ieri l'accusa di Maroni al governo maltese: "Non soccorre i barconi", oggi Malta risponde, il Codacons la denuncia all'Aia per mancato soccorso. A fare da mediatore ci prova l'Unione europea che, attraverso il portavoce della Malstrom fa sapere: "La Commissione europea fa appello a tutti gli Stati membri ad assicurare il coordinamento delle operazioni di salvataggio e incoraggia Italia e Malta a cooperare perchè le vite umane siano salvate".

Bruxelles: "L'importante è salvare vite" La Commissione Ue non entra nel merito delle accuse. "La cosa più importante è salvare vite umane", ha detto Marcin Grabiec, portavoce della commissaria Ue agli Affari interni, Cecilia Malmstrom. "Non vogliamo prendere posizione sull’interpretazione di una legge", ha aggiunto rispondendo ai giornalisti che rilevavano che secondo le regole internazionali ad intervenire deve essere l’imbarcazione più vicina. "Ci felicitiamo con l’Italia per la sua azione, ed esprimiamo la nostra gratitudine per aver salvato le vite di più di 200 persone", ha proseguito Grabiec, e ha aggiunto: "È chiaro che gli agenti italiani rischiano la vita ogni giorno, spesso in condizioni difficili, per queste operazioni di salvataggio". Un’altra fonte comunitaria, più tardi, ha osservato che, in realtà, il barcone soccorso dagli italiani "secondo le informazioni disponibili era, effettivamente, nelle acque di competenza di Malta per la ricerca e il soccorso (’search and rescuè), ma non nelle sue acque territoriali" che sono molto più limitate (in genere a 12 miglia nautiche dalla costa). "Nelle sue zone di ricerca e soccorso Malta è responsabile per il coordinamento delle azioni di salvataggio, ma non ha l’obbligo di intervenire direttamente con i propri mezzi. L’urgenza dell’azione di soccorso richiede che sia svolta il più presto possibile, con l’intervento dei mezzi e dei paesi più vicini" ha concluso la fonte, corroborando, sostanziamlmente, ciò che sostengono le autorità della Valletta. 

Malta risponde a Maroni Il soccorso al barcone con 209 migranti alla deriva nel Canale di Sicilia, nella notte tra sabato e domenica, è stato "coordinato dalle forze armate maltesi in stretta collaborazione con le autorità italiane e tunisine", spiega in un comunicato dal ministero dell’Interno maltese che aggiunge: "In questo caso Malta ha ottemperato in pieno ai suoi obblighi internazionali". "È logico che le unità italiane di stanza a Lampedusa fossero in una posizione migliore per raggiungere il barcone in difficoltà prima di quelle dispiegate da Malta", ha riferito ancora il ministero maltese, ribadendo però che l’intervento è stato coordinato dalle proprie forze armate. 

La denuncia al Cpi Il Codacons ha però presentato oggi un esposto alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazione di Giustizia dell’Aia per denunciare la vicenda. "La Convenzione di Amburgo del 1978 prevede la stipula di accordi regionali per la delimitazione tra Stati frontisti o contigui delle zone Sar (Zona di Ricerca e Soccorso) di competenza nazionale relative sia alle acque territoriali, sia alle acque internazionali adiacenti", scrive il Codacons nell’esposto. "Malta rivendica unilateralmente un’enorme zona Sar senza tuttavia disporre di mezzi per svolgere operazioni di soccorso. Riserve sull’estensione della zona Sar di Malta in rapporto alla limitata capacità dei mezzi adibiti al soccorso, sono in passato state espresse dall’Italia nel corso delle ricorrenti ondate migratorie. Ma se Malta difende con le unghie e con i denti la sua zona Sar ci sono anche altre ragioni, di carattere strettamente economiche", denuncia ancora il Codacons.