Immigrati, la sinistra inventa un milione di italiani

Con lo «ius soli» il centrosinistra vezzeggia i prossimi da regolarizzare. Dal 1999 è raddoppiata la percentuale dei nati da genitori stranieri

Emanuela Fontana

da Roma

Dopo la finale dei mondiali a Berlino contro la Francia, Massimo D’Alema sognava una futura Nazionale italiana multietnica come i bleus di Zinedine Zidane, con tanti giocatori di colore, simbolo dell’«integrazione». E sembra andare in questa direzione il disegno di legge approvato ieri dal consiglio dei ministri che consente agli extracomunitari in regola da cinque anni di di ottenere la cittadinanza. Tempi dimezzati rispetto alla legislazione precedente, che prevedeva un limite di dieci anni per diventare «italiani». Ma il ddl presentato dal ministro dell’Interno Giuliano Amato modifica anche il carattere giuridico del diritto di cittadinanza: ora si può ottenere per «ius soli», ossia è un dato acquisito per ogni piccolo nato extracomunitario in territorio italiano, purché uno dei due genitori sia in regola da cinque anni. Può diventare italiano anche il ragazzino minore che va a scuola nel nostro Paese, e sempre da un quinquiennio. Amato ha spiegato ieri che verrà verificato, caso per caso, anche il livello di integrazione della famiglia e la cittadinanza sarà festeggiata con una «cerimonia di conferimento».
Il risultato politico è che la sinistra radicale è entusiasta: è «un ottimo segnale di partenza» per il vicecapogruppo di Rifondazione, Graziella Mascia; mentre la Lega grida al «colpo di Stato» e Maurizio Ronconi (Udc) avverte: ora l’Italia è considerata «l’Eldorado per tutti gli immigrati». Il ministro della Solidarietà sociale di Rifondazione, Paolo Ferrero, ha fatto invece un annuncio plateale: durante un comizio in uno stabile occupato a Roma ha invitato tutti «a scendere in piazza contro la legge Bossi-Fini», per sostenere «quelle politiche che migliorino la situazione degli immigrati».
Amato ha chiarito che i numeri dei nuovi cittadini non saranno esorbitanti, e che «l’unica cifra certa» è che ogni anno richiedono la cittadinanza circa 10mila immigrati. Il governo prevede un leggero rialzo con l’abbassamento da 10 a 5 anni, a 18mila domande. A questi si aggiungeranno comunque «circa 50mila bambini», che sono i piccoli stranieri che nascono ogni anno nel nostro Paese.
Cifre che sono in netta contraddizione, però, con i dati sui decreti flussi. Prendiamo in considerazione il quinquennio 1997-2001. Cinque anni fa l’allora governo di centrosinistra permise l’entrata in Italia per motivi di lavoro di 63mila extracomunitari. Stessa cifra dell’anno precedente, il 2000. Nel biennio ’98-99 scattò invece la grande regolarizzazione-sanatoria di 250mila stranieri. Solo così ci si avvicina alle 400mila possibili richieste, tutti immigrati che dall’entrata in vigore della legge possono immediatamente diventare italiani, senza contare però i bambini in Italia da almeno cinque anni e i nuovi nati. La cifra verosimile dunque sarà di circa 500 mila nuovi italiani nell’immediato. Naturalmente, a questi potrebbero aggiungersi altri 500 mila stranieri che saranno regolarizzati quest’anno e che dunque nel 2011 potranno aspirare ad avere il passaporto italiano e, nel prossimo quadriennio, gli stranieri che si sono messi in regola durante il precedente governo. Anche per questo, probabilmente, la Caritas indica in 900 mila i potenziali nuovi italiani.
Il ddl pone una sola norma più restrittiva rispetto al passato, ed è quella sui matrimoni: la cittadinanza viene assegnata «dopo due anni o tre se all’estero», rispetto ai sei mesi di adesso.
La cittadinanza in tempi più rapidi è solo il primo passo di un allargamento dell'Italia agli stranieri, già avviato dal decreto dei giorni scorsi sul ricongiungimento e che, nelle intenzioni del governo, sarà completato dal diritto di voto agli immigrati, fortemente voluto dai ds. Il progetto di legge è stato presentato al Senato da Manuela Palermi (Verdi) lo scorso 30 maggio, è stato già assegnato alla commissione Affari Costituzionali e prevede la modifica dell’articolo 48 della Costituzione.
Maurizio Gasparri (An) annuncia una «dura battaglia parlamentare» contro tutte le iniziative in materia di immigrazione: «L’introduzione dello ius soli è una scelta assurda ed esclusa da tutti i Paesi europei. Non va condannato solo il razzismo, ma anche la demagogia di chi vuol far arrivare in Italia milioni di clandestini». Il presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini si dice convinto che, con la discussione in parlamento, il limite «si possa alzare da cinque a sette-otto anni». Per il senatore di Forza Italia ed ex sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi le nuove misure in materia di immigrazione del governo «sono esplosive».
Ad Amato sono arrivati invece gli applausi delle comunità islamiche: è la «giusta direzione», approva il presidente dei Giovani Musulmani italiani, Osama Al Saghir e anche l’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche, esprime pubblicamente «apprezzamento».