Immigrati soccorsi in mare: un morto

Un morto accertato, cinque presunti: è il bilancio di tre diverse operazioni della Guardia Costiera per soccorrere imbarcazioni di migranti clandestini al largo di Siracusa

Palermo - È durato alcune ore l’allarme lanciato da un gommone con a bordo 42 immigrati clandestini in balia delle onde nel Canale di Sicilia. A parlare della presenza di cadaveri, con un telefono satellitare, sarebbero stati gli stessi clandestini che hanno inviato l’sos. La nave "Spica" della Marina militare ha raggiunto i 42 extracomunitari, tutti uomini, ma non ci sono morti. Invece, alcuni di loro hanno parlato di aver abbandonato in acqua, prima dell’arrivo sei soccorsi, due immigrati morti durante la traversata. Non è stata, invece, rintracciata l’altra imbarcazione che aveva lanciato un Sos con il telefono satellitare. Una voce ha parlato della presenza di 43 immigrati e 3 cadaveri. Da quella telefonata non c’è stato più alcun contatto.

Un morto accertato e altri cinque presunti E' il bilancio, al momento, di tre diverse operazioni della Guardia costiera per soccorrere imbarcazioni di migranti clandestini al largo di Siracusa, vicino alle acque territoriali di Malta e in un punto ancora imprecisato del Canale di Sicilia. Lo ha riferito da Roma il Comando generale delle Capitanerie di porto, che ha aggiunto: "Ci hanno detto che due persone sono decedute durante il viaggio, ma ne hanno gettato i corpi in mare". Secondo il funzionario, in casi precedenti i migranti hanno volutamente annunciato la presenza a bordo di cadaveri per accelerare i soccorsi, e dunque è possibile che lo stesso sia accaduto in questa circostanza. L’imbarcazione, secondo la Marina, arriva presumibilmente dalla Libia. Al momento non è stata accertata la nazionalità delle persone raccolte, che saranno trasportate a Lampedusa, nel locale centro di prima accoglienza per immigrati.

La barca si trovava, al momento dell’sos, nella zona Sar (Search and Rescue, ricerca e salvataggio) di Malta, ma le autorità maltesi avevano chiesto a quelle italiane di intervenire. Al momento, invece, sono stati persi i contatti con un gruppo di 46 persone che avevano anch’esse chiesto aiuto via telefono satellitare, e la cui posizione non è stata ancora individuata. "Purtroppo abbiamo perso i contatti, non si riesce più a comunicare. Loro non chiamano più. Continuiamo a chiamare, ma non rispondono. Abbiamo chiesto al gestore del servizio di telefonia satellitare di aiutarci a localizzarli", ha detto il portavoce del Comando.

Questo secondo gruppo di migranti sarebbe composto di 46 persone, con tre morti a bordo. Nessuno di loro parla italiano, inglese o altra lingua oltre all’arabo. Grazie a un interprete, i militari della Guardia Costiera hanno saputo che l’imbarcazione su cui viaggiano è partita circa 30 ore fa dalla coste libiche. I soccorritori hanno anche cercato di spiegare ai migranti come utilizzare la funzione Gps del loro telefono per riuscire a individuarli, ma a quanto pare senza riuscirci. A bordo ci sarebbero anche donne e bambini. L’unico morto accertato finora è il migrante nordafricano rinvenuto, con ancora addosso il giubbotto di salvataggio, sotto un’imbarcazione di 7-8 metri rovesciata, individuata al largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa. Ad avvistare l’imbarcazione, rovesciata, è stato un peschereccio, che ha avvisato la Guardia Costiera. Secondo i militari il morto non era l’unico passeggero della barca: "A bordo sono stati rinvenuti effetti personali, tra cui una trousse da toilette. Riteniamo che ci fosse almeno un’altra persona, probabilmente una donna". Sul posto sono impegnate nelle ricerche due motovedette e un aereo, mentre sta arrivando anche un’altra nave della Marina. Secondo il portavoce del Comando generale delle Capitanerie di Porto, le telefonate di sos che partono dalle barche cariche di clandestini non sono per nulla rare: "Certe volte sono telefonate 'a pioggia', chiamano diverse persone che poi chiamano noi. Altre volte chiamano direttamente la nostra centrale operativa. In alcuni casi vogliono direttamente farsi prendere, oppure temono di avere difficoltà in mare".