Immigrati: al Trentino il record dell'integrazione

Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia sono le regioni dove gli immigrati risultano meglio inseriti nella
realtà sociale ed economica, secondo il "V Rapporto sugli indici di integrazione degli
immigrati in Italia" realizzato da Caritas/Migrantes su incarico del Cnel

Milano - Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia. Trento, Brescia e Prato. Sono queste, nell'ordine, le regioni le province, dove gli immigrati stranieri sono meglio inseriti nella realtà sociale ed economica, secondo il "V Rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia" realizzato da Caritas/Migrantes su incarico del Cnel, presentato stamane a Roma dal presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, Antonio Marzano, e dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero.

La forbice tra nord e sud si conferma evidente: le distanze di punteggio tra Trentino, Veneto e Lombardia sono «ridottissime, quasi insignificanti» spiegano i ricercatori, mentre nella fascia massima della graduatoria si trovano anche Emilia Romagna, Marche e Friuli Venezia Giulia, con la regione centrale adriatica che, sebbene scesa dal secondo al quinto posto, conferma il suo elevato grado di competitività. La fascia ad alto potenziale di integrazione comprende le stesse regioni dell'anno scorso (Valle d'Aosta, Piemonte e Umbria) con l'aggiunta della Toscana, mentre la fascia media risulta coperta da Abruzzo, Liguria e Lazio, nello stesso ordine del 2003. Per il resto, tutte le fasce inferiori (potenziale di integrazione basso e minimo) sono occupate ancora una volta dalle regioni meridionali ed insulari: nell'ordine, Sardegna, Molise, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e, ultima, Sicilia.

Da un anno all'altro le province a massimo potenziale di integrazione sono più che raddoppiate, passando da 11 a 25: sono incluse in questa fascia, oltre alle province autonome del Trentino Alto Adige, ben sette delle undici lombarde (oltre a Brescia, seconda, Lecco, Mantova, Bergamo, Cremona, Milano e Lodi), due delle sette venete (Vicenza, quarta e Treviso), cinque della nove emiliano romagnole (Reggio Emilia, quinta, Parma, Modena, Forlì-Cesena e Piacenza), tre delle quattro del Friuli (Trieste, decima, Pordenone e Gorizia) e tre delle otto piemontesi (Biella, Vercelli e Cuneo). Se si esclude Bologna (28esima) posizionata in fascia alta, gli altri grandi capoluoghi di regione si concentrano perlopiù a metà graduatoria, tra i contesti a medio potenziale di integrazione: Torino è 50esima, Perugia 51esima, Roma 54esima, Firenze 55esima, Pescara 57esima e Genova 63esima.