"Immigrazione, via ai quartieri misti"

Contro i clandestini <strong><a href="/interni/contro_clandestini_fermiamo_italiani_che_affittano_nero/17-02-2010/articolo-id=422564-page=0-comments=1">fermiamo gli italiani che affittano in nero</a></strong>. Formigoni: &quot;Serve una distribuzione più equa degli
immigrati nella città&quot;. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=112">Sei d'accordo? VOTA</a></strong>

Milano - «Solo in via Padova poteva succedere quello che è successo». Roberto Formigoni non ha dubbi: quartieri come quello alla periferia nord-est di Milano messo pochi giorni fa a ferro e fuoco in una guerra tra bande di immigrati, sono polveriere pronte ad esplodere. Nel suo progetto di città multietnica gli stranieri che rispettano le leggi e vogliono integrarsi vanno integrati, ma bisogna dar loro una mano.

Servirebbe la bacchetta magica...
«Non è necessaria, mi creda. Serve un piano e una politica che porti a pensare ad una distribuzione più equa degli immigrati nelle città. Perché dove le concentrazioni di stranieri sono eccessive sono tutti a disagio: gli italiani e loro stessi».

Questo cosa significa. Mettere un tetto alle concentrazioni etniche o fissare quote per nazionalità agli affittuari?
«Chiariamo subito che i metodi coercitivi sono fandonie. Bisogna creare dei quartieri mix, dove possano convivere piccole comunità di nazionalità diverse e non ghetti abitati solo da nordafricani, sudamericani o cinesi. Chi arriva da noi deve capire che siamo pronti ad accoglierli in ogni zona di una città. E in questa direzione devono muoversi le istituzioni, le parrocchie, le associazioni per fare opera di convincimento. Se il numero degli stranieri viene distribuito in modo più equo è più semplice che diverse culture si sopportino e non si creano tensioni e zone franche».

Gli incentivi per convincere gli stranieri ad uscire dai quartieri ad alta densità multietnica potrebbero essere un’idea?
«Sono un’ottima idea, una delle tante che potrebbero essere applicate. Ma ripeto, l’obbiettivo è quello di decongestionare certe zone ad alta intensità di immigrazione e tutto ciò che va in quella direzione si deve prendere in considerazione. Stiamo studiando, anche se va detto che questa non è una operazione che può essere fatta dall’oggi al domani».

Nel frattempo non ha paura che nelle periferie milanesi possa succedere quello che è successo nelle banlieue di Parigi?
«Assolutamente no. Via Padova è stato un caso isolato, non preventivabile. Per una lite da poco è stato ucciso un ragazzo e quel raptus ha scatenato una reazione imprevedibile. Certo, lì la situazione è difficile, la più difficile della città. Ma a Milano non ci sono altre via Padova come continuano a sostenere certi “corvacci”. Il modello francese e anglosassone ha fallito, da noi il numero di immigrati che hanno raggiunto un buon livello di integrazione continua a crescere. In Lombardia ci sono 1 milione e 100mila stranieri, un quarto del Paese, e sono fondamentali per le nostre imprese, il nostro tessuto sociale. Il 22 per cento è proprietario di casa, molti sono piccoli imprenditori e negli ultimi otto anni sono raddoppiate le degenze negli ospedali che è un altro segno di accoglienza».

Però in via Padova il numero di clandestini è altissimo. La Lega voleva andare a cercarli casa per casa, poi Bossi e il ministro Maroni hanno ordinato a Salvini il dietrofront.
«Per carità, non scherziamo. I clandestini sono un grandissimo problema che va affrontato senza esitazioni ma senza fare propaganda. Danneggiano tutti, vivono in condizioni disastrose e creano tensioni fortissime che poi esplodono come in via Padova...».

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi sta mettendo a punto un «patto» per venire incontro agli immigrati: chi rispetta le regole e la nostra identità va aiutato. Che ne pensa?
«Penso che sia la strada giusta, l’unica percorribile. Lo scatto in avanti si fa solo così, con un’assunzione di responsabilità da parte nostra e da parte di chi arriva nel nostro Paese con l’animo giusto. Bisogna diffondere educazione, cultura, formazione a chi sta ai patti. È già il modello lombardo».

Che da sinistra però affossano. Dalle tangenti del consigliere Pennisi al Comune di Milano, agli scontri tra immigrati, sul banco d’accusa sono finiti gli ultimi 15 anni di governo del centrodestra...
«La sinistra italiana, che è la massima responsabile del numero di clandestini arrivato in Italia in questi anni, eviti di fare speculazioni su temi così delicati. Piuttosto ho la sensazione che siano alla disperata ricerca di argomenti per dare senso a una campagna elettorale che sui fatti non ha argomenti. Certo l’episodio della tangente è grave, ma è un episodio che coinvolge un singolo che ha sbagliato e farà i conti con la legge e la sua coscienza».