Immigrazione, Bossi attacca Gheddafi Berlusconi rassicura: "Chiariremo tutto"

Il ministro dell'Interno libico: Tripoli non è "più obbligata a
proteggere le coste italiane dai clandestini". Possibile anche la
cancellazione dell’accordo con Eni sui contratti petroliferi. Berlusconi: "Chiariremo"

Tripoli - La Libia non sarà più obbligata a proteggere le coste italiane dall’immigrazione clandestina fino a quando l’Italia non si impegnerà a fornire il sostegno necessario. Il ministero dell’Interno libico, in un comunicato diffuso alla stampa, ha spiegato che la misura è stata presa perché l’Italia e altri paesi dell’Unione europea non hanno dato l’appoggio promesso.

La minaccia di Tripoli Secondo quanto scrive il Tripoli Post che ha ricevuto una copia del comunicato, il ministro dell'Interno sottolinea che "in merito alla gestione del fenomeno dell’immigrazione illegale e l’inizio della stagione estiva, durante la quale questa immigrazione clandestina dalla Great Jamahiriya (Libia, ndr) aumenta con l’obiettivo di raggiungere in modo illegale le coste italiane", la Libia non sarà più responsabile della tutela delle coste italiane.

Il blocco petrolifero Già ieri la Staffetta Quotidiana, quotidiano online specializzato nelle notizie sull’energia, aveva diramato "una dura risposta" a seguito della nomina di Calderoli a ministro che "prevederebbe il blocco dei visti per l’ingresso degli italiani in Libia e la cancellazione dell’accordo strategico tra Eni e la compagnia di stato Noc, siglato lo scorso 16 ottobre a Tripoli". Non solo: "Non è esclusa anche, come gesto estremo, la nazionalizzazione delle attività dell’Eni in Libia". Nei giorni scorsi Saif El Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi, aveva minacciato ripercussioni sulle relazioni tra l’Italia e la Libia nel caso di un ingresso dell’esponente leghista nel nuovo esecutivo. La Staffetta ricorda che l’accordo strategico fra Eni e Libia prevede il prolungamento per 25 anni dei contratti petroliferi in essere e investimenti congiunti per 28 mld di euro in 10 anni. Nel campo del gas, è previsto il raddoppio da 8 a 16 mld mc/anno della capacità di export dell’hub di Mellitah, di cui 3 mld interesseranno direttamente l’Italia. L’accordo prevede nel contempo una riduzione, a favore di Noc, della quota di greggio trattenuto da Eni a copertura degli investimenti.

Berlusconi: "Chiariremo" "Avremo modo di chiarire e tranquillizzare la situazione con le autorità libiche. Sono fiducioso". Così il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, giungendo ai festeggiamenti del 60/o anniversario della nascita di Israele, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sulle ultime dichiarazioni che vengono dalla Libia circa la volontà di non collaborare più nel contrasto all’immigrazione.

Bossi: "Gheddafi ha sempre avuto la lingua lunga" "La lingua di Gheddafi è sempre stata lunga...". Così Umberto Bossi, in Transatlantico, risponde ai cronisti che gli chiedono di commentare la posizione della Libia che rifiuta la collaborazione con l’Italia nel contrasto all’immigrazione clandestina. Il leader della Lega rincara: "Sono loro che ci mandano i clandestini, perchè per la Costituzione libica tutti gli africani hanno diritto ad avere la cittadinanza della Libia, ma non possono tenerli tutti e quindi li caricano sulle barche e ce li mandano". Per Bossi "bisognerebbe rimandarli tutti indietro utilizzando i dati dei satelliti, e tutti si devono fare carico del problema".

Frattini: "Pronti a collaborare" Il ministro degli Esteri Franco Frattini definisce "un problema serio e giusto" quello posto dalla Libia sulla collaborazione nella lotta all’immigrazione clandestina. "Non è un’emergenza - ha sottolineato il titolare della Farnesina, parlando durante il ricevimento a Roma per i 60 anni della nascita di Israele - la Libia vuole cooperare con noi ed è giusto che l’Europa anzitutto e l’Italia lavorino" con Tripoli. Se la Libia "ha un problema al confine sud, che è aperto all’immigrazione clandestina, vogliamo che li si aiuti, è un problema serio e giusto", ha detto ancora Frattini assicurando che "il governo promuoverà una più forte collaborazione con l’Europa". Certamente, ha sottolineato ancora il ministro, "è un problema reale, ci impegneremo perchè sia a livello bilaterale sia a livello europeo ci sia un incoraggiamento a collaborare". Quanto alle polemiche sulla presenza di Roberto Calderoli nel governo, Frattini ha ribadito: "Il presidente del Consiglio ha il diritto e il dovere di scegliere i suoi ministri, questo è un principio fondamentale della democrazia".

L'accordo di dicembre I pattugliamenti misti italo-libici davanti alle coste del Paese nordafricano erano tra le novità più rilevanti dell’accordo in tema di contrasto all’immigrazione clandestina siglato il 29 dicembre scorso a Tripoli dall’allora ministro dell’Interno, Giuliano Amato e dal ministro degli Esteri libico, Abdurraham Mohamed Shalgam. Il piano non è comunque diventato pienamente operativo. L’accordo prevedeva la cessione temporanea alla Libia di sei unità navali della guardia di finanza (tre guardacoste e tre motovedette) per operazioni di controllo, ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza delle "carrette del mare", sia in acque territoriali libiche che internazionali. A bordo equipaggi misti con personale libico e personale di polizia italiano, con il compito di occuparsi anche di addestramento, formazione, assistenza e manutenzione dei mezzi. Previsto anche l’impegno dell’Italia a cooperare con l’Unione europea per la fornitura (con finanziamento a carico del bilancio comunitario) di un sistema di controllo per le frontiere terrestri e marittime libiche, al fine di fronteggiare l’immigrazione clandestina. La direzione e il coordinamento delle attività addestrative ed operative di pattugliamento sono affidati a un comando operativo interforze che sarà istituito presso una struttura individuata dalla Libia. A guidarlo, un qualificato rappresentante designato dalle autorità libiche, mentre il vice comandante (con un suo staff) doveva essere nominato dal governo italiano.