Immigrazione, la Spagna fa marcia indietro

da Madrid

Il governo di José Luis Rodriguez Zapatero, spaventato dall’enorme ondata di immigranti subsahariani alle Canarie e criticato sia in casa che in Europa, corregge la rotta e fa sapere che non ci saranno più sanatorie in massa di clandestini. Ma l’opposizione non si accontenta di sole promesse e chiede di modificare la legge.
Il segretario organizzativo del partito socialista (Psoe) al governo, José Blanco, ha annunciato ieri in prima pagina sul quotidiano El Paìs che per i circa 800mila clandestini che si calcola si trovino attualmente in Spagna non c’è speranza di una regolarizzazione e che «nella stragrande maggioranza» verranno deportati nei Paesi di origine. E alle parole sembrano seguire i fatti, se, come riferisce la stampa, già sono giunti alle Canarie agenti del Senegal, principale paese di origine e transito, per identificare gli illegali.
Secondo Blanco, dopo la regolarizzazione l’anno passato di 580.000 immigranti illegali - un’operazione avvenuta senza consultazione con i partner europei e tra forti critiche del Partito Popolare (PP, opposizione di centrodestra) - non ce ne saranno altre perché è opinione del governo che «il mercato del lavoro non sia in condizione di assorbirli». «A un certo punto bisogna porre un limite» ha detto Blanco.
Le parole del dirigente socialista, dopo che a più riprese Zapatero e altri esponenti del governo avevano avvertito nei giorni scorsi che «chi entra illegalmente dovrà andarsene», appaiono agli osservatori un chiaro messaggio alla preoccupata opinione pubblica spagnola ma anche al prossimo vertice europeo del 19-20 in Finlandia. E ciò dopo che critiche alle «sanatorie di massa» era giunte, ovattate, dal Commissario Franco Frattini, che aveva auspicato maggior coordinamento nell’Unione e una seria lotta al lavoro nero, e più esplicite dal ministro dell’Interno francese Nicolas Sarkozy. Un vertice, quello europeo che su richiesta congiunta di Francia, Italia e Spagna affronterà la questione migratoria. Un messaggio, quello di Zapatero, necessario considerato che la sua strategia appare quella, di fronte all’impossibilità di frenare l’afflusso, di trasformarlo almeno in un problema europeo. Non a caso la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega aveva compiuto una recente missione a Bruxelles ed Helsinki per chiedere aiuto e una nuova politica migratoria, mentre per fine settembre Madrid ha convocato una riunione dei ministri dell’Interno dell’Ue.
Le parole di Blanco coincidono con la più grande ondata di clandestini mai abbattutasi sulle Canarie, che non hanno saputo fermare neppure gli accordi bilaterali e la mobilitazione di mezzi spagnoli ed europei. Una situazione definita dalle autorità dell’arcipelago come «la peggiore crisi umanitaria vissuta dalla Spagna dai tempi della Guerra Civile»: centinaia di sbarchi giornalieri, e quasi 25.000 arrivi da gennaio, ovvero già cinque volte l’intero 2005.