Immobili confiscati alla criminalità: 59 destinati a Onlus e case popolari

Dal 2001 già assegnati 43 alloggi. De Corato: «La mafia fattura 90 miliardi l’anno»

I beni sequestrati alla mafia a disposizione del Comune che li destina alle Onlus o, nel caso di appartamenti, all’edilizia popolare. Il sindaco Letizia Moratti ha partecipato al tavolo tecnico convocato in prefettura per valutare l’acquisizione di 59 immobili confiscati alle associazioni criminali. Con lei il presidente della Corte d’appello Giuseppe Grechi, Claudio Gittardi dell’Associazione nazionale magistrati, Giuliana Dionisio e Giuseppe Pisciotta dell’Agenzia del demanio oltre a rappresentanti di Regione, Provincia, Anci e Associazione Libera. Comune la decisione di «snellire le modalità sulla destinazione e utilizzo a fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata». Dal 2001 a oggi il Comune ha già acquisito 43 immobili, nella maggior parte dei casi appartamenti: 31 assegnati come alloggi di edilizia popolare, 8 affidati ad associazioni e enti no-profit e 4 sono ancora da attribuire. «Come ha ricordato il rapporto di Confesercenti - ricorda il vicesindaco Riccardo De Corato - la mafia con 90 miliardi di euro di fatturato annuo dispone di vaste proprietà immobiliari». «Aggredire questi beni per ridarli alla società civile - gli fa eco l’assessore alla Casa Gianni Verga - è il modo migliore per neutralizzare il potere economico della criminalità organizzata i cui tentacoli si allungano anche su Milano». Critica l’opposizione. «In sei anni - attacca Carmela Rozza (Pd) - il Comune ha acquisito solo 43 immobili. Altri 59, compresi una ventina di box, devono ancora essere acquisiti. Non c’è stato dunque molto impegno su questo fronte. Esistono associazioni e organismi di volontariato che hanno bisogno di spazi per la loro attività, anche box da utilizzare come magazzini o parcheggi per le ambulanze». Pronta la replica. «Le verifiche stanno continuando - spiega Verga -, ma non possiamo prenderci carico di beni non fruibili o che creino problemi all’amministrazione». La maggior parte delle criticità sarebbero riconducibili o a fattori finanziari, nel caso di immobili su cui gravano mutui ipotecari o a considerazioni gestionali in relazione a beni in grave stato di fatiscenza.