Immobili, con le nuove tasse stranieri in fuga e affitti più cari

La recente riforma del governo su Iva e Registro non piace agli addetti ai lavori

Serena Cipolla

da Milano

Blocco degli investimenti esteri, aumento degli affitti per abitazioni, prezzi in salita per case nuove, negozi, uffici, capannoni industriali e per i servizi d’intermediazione. Sono gli effetti della nuova tassazione immobiliare introdotta dal governo: «Gli investitori internazionali fanno un passo indietro», spiega il presidente di Assoimmobiliare Gualtiero Tamburini. «Gruppi americani - continua - giapponesi e del Sud est asiatico ora preferiscono Francia, Spagna e Germania. Nel solo 2005 gli investimenti esteri nel nostro Paese sono stati di 4 miliardi. Ora, siamo giudicati inaffidabili».
Analoga l’analisi del presidente dell’istituto di Ricerca Scenari Immobiliari Mario Bregia: «Gli operatori esteri sostengono che da noi c’è un atteggiamento ideologico nei confronti del mercato e se prima eravamo considerati competitivi per grande distribuzione, terziario e comparto commerciale, adesso le trattative sono bloccate e l’attenzione spostata verso altri Paesi europei». Inoltre, secondo i promotori immobiliari dell’Aspesi, l’aumento della tassazione per le società che acquistano aree edificabili (imposta di registro al 10% più quelle ipotecaria e catastale dell’1%), avrà ripercussioni sugli acquirenti: «O il mercato sarà in grado di assorbire questi maggiori costi - spiega il presidente Filippo Oriana - o sarà inevitabile lo stop nella riqualificazione di intere zone urbane. La nuova tassazione non permette una remunerazione adeguata degli investimenti. E a rimetterci sarà anche la fascia più debole di cittadini che si rivolge all’edilizia convenzionata».
D’accordo anche il presidente dell’associazione nazionale dei costruttori Claudio De Albertis: «Non sono arrivati provvedimenti per incentivare questo settore, in compenso le nuove disposizioni faranno lievitare i prezzi degli edifici commerciali quando la proprietà immobiliare è di una società». Così, costruttori e società immobiliari aumenteranno i canoni perché non possono detrarre le imposte pagate per l’acquisto e la gestione dell’immobile. Previsione condivisa anche da Confedilizia: «I prezzi saliranno del 10-15% per le abitazioni di proprietà delle società - spiega il presidente Corrado Sforza Fogliani - e andremo incontro a una contrazione dell’offerta perché la tassazione scoraggia gli investimenti nel settore abitativo». In salita anche le mediazioni per inquilini, acquirenti e parte venditrice: «Bisogna dichiarare l’ammontare dell’intermediazione nell’atto notarile - spiega il vicepresidente della federazione degli agenti immobiliari professionali Paolo Righi - quindi è abolita la libera trattativa e naturalmente eventuali sconti a una delle parti». Secondo la Fiaip, sull’acquirente pesa anche l’obbligo di chiedere un mutuo che non può superare il costo dell’immobile. Così, se in passato il finanziamento della banca poteva coprire le ristrutturazioni o l’acquisto dell’arredamento, da oggi non è più permesso. Così saranno penalizzate giovani coppie e redditi bassi.
Intanto gli operatori del settore annunciano la frenata del mercato immobiliare dopo otto anni di prezzi in salita fino al 40% nelle zone semicentrali dei grandi centri urbani. I primi sei mesi dell’anno, registrano un rallentamento del 3% nel numero delle compravendite. Gabetti anticipa al Giornale il rapporto semestrale del prossimo autunno.
«Il ciclo espansivo è finito - dice il responsabile dell’ufficio studi Dario De Simone -: c’è una stabilizzazione dei prezzi anche perché cresce la domanda di abitazioni nell’hinterland, nelle adiacenze dei centri commerciali e nei piccoli Comuni dove le case costano meno e sono raggiungibili in un’ora di macchina». I prezzi sono diminuiti del 5% solo a Firenze e Roma; a Milano, Torino, Genova, Bologna, Napoli, Bari e Cagliari sono stabili, mentre crescono del 5% a Palermo. Nelle 45 città di media dimensione i costi sono fermi al nord, in leggero incremento tra il 3 e il 5% in Toscana, Lazio, Marche e Umbria, in crescita del 5-7% nel Sud.