Immobili, ok alla vendita dopo 13 ore di consiglio Chi ci abita avrà lo sconto

Per Giulio Gallera (Fi) «una pietra tombale sullo scandalo degli affitti ai privilegiati», per Carmela Rozza (Ulivo) «non una vendita, ma una svendita delle case del Comune». Nemmeno una maratona di tredici ore in consiglio e ben 68 emendamenti hanno messo tutti d’accordo sulla delibera con cui Palazzo Marino ha deciso di costituire un Fondo comune di investimento immobiliare per cedere una quota del patrimonio. Incasso previsto «almeno» 240 milioni di euro, grazie alla vendita di 758 alloggi e 1.250 locali adibiti a usi diversi. Troppo pochi, tuona il centrosinistra. «Se saranno di più, e saranno almeno 400-500 milioni - assicura Gallera - tutto di guadagnato. Incasseremo anche quelli». Ma il centrosinistra non si fida e all’alba di ieri (erano le 6) ha votato contro. «Di fatto - attacca la Rozza - noi autorizziamo a vendere a 240 milioni. Le cifre casa per casa non le vedremo mai». Diffidenza ingiustificata? «Per nulla - la replica - basta leggere le valutazioni medie di riferimento che per gli alloggi liberi sono di 4.093 euro al metro quadro in centro (4.673 per quelli occupati), di 4.634 euro al metro per il semicentro (3.356 per quelli occupati) e di 3.026 euro per la periferia (2.063 per quelli occupati). Senza distinzione tra edifici ristrutturati e vetusti e senza il valore dei singoli palazzi». Ma non basta. «Vorrei che qualcuno mi spiegasse secondo quale criterio un appartamento libero in centro vale meno di uno occupato. E come può un immobile di pregio costare solo mille euro in più di quelli semicentrali e 2mila in più di quelli periferici. Di fatto siamo di fronte a una macelleria del ceto medio che non si potrà permettere di comprare in centro e non avrà un reddito basso per essere tutelato».
Secondo la delibera, gli inquilini non proprietari di altre case avranno diritto ad uno sconto del 30 per cento se dimostreranno un reddito Irpef inferiore ai 60mila euro più 5mila euro per ogni componente del nucleo familiare. Chi, invece, non vorrà acquistare avrà comunque diritto a un rinnovo del contratto di locazione. Esclusi da queste clausole gli alloggi di pregio e quelli in centro. Tutelate le fasce più deboli con trasferimento in alloggi di edilizia popolare. Il fondo potrà vendere gli alloggi anche in blocco, ad eccezione di quelli vuoti che saranno messi all’asta uno a uno. Il Comune, con la detenzione delle quote di classe B, avrà diritto a una parte del surplus dei rendimenti rispetto a quelli previsti. Tutti gli introiti saranno investiti in opere pubbliche, con il 50 per cento vincolato alla riqualificazione dei quartieri popolari e all’acquisto di nuove case. «Milano è la prima città d’Italia - commenta l’assessore alla Casa Gianni Verga - a dotarsi di uno strumento così innovativo. Questo è stato possibile perché si è scelto come partner un soggetto pubblico virtuoso come la Cassa dei Depositi e Prestiti. Milano moderna, ma anche solidale perché utilizza risorse ed energie nascoste o disperse per realizzare interventi primari per la società: case e opere sociali».