Immorale festeggiare: gli integralisti attaccano la scuola Onu di Gaza

Sono passati e hanno minacciato. Poi sono tornati, hanno sparato, lanciato granate, ferito e ucciso. È la nuova Gaza, quella che né Hamas, né Fatah controllano più. È la Gaza di un domani sempre più vicino, la Gaza dei salafiti, la Gaza del fondamentalismo caro ad Osama Bin Laden. La Gaza di un incubo che lentamente prende forma. Lo si è visto anche ieri a Rafah, la disperata città a ridosso dell'Egitto, all'estremo sud della Striscia. Lì, come tante altre volte, i funzionari delle Nazioni Unite organizzano una festicciola per i bambini di una scuola dell'Unwra, l'agenzia del Palazzo di Vetro per l'assistenza ai profughi palestinesi. Quattro bibite, una recita, un po’ di allegria. Quanto basta per rompere la noia e l'oppressione di giorni sempre uguali. Giorni scanditi da miseria, morte e sofferenza anche per chi porta negli occhi l'innocenza dell'infanzia.
Ma a Gaza ridere e divertirsi non è più concesso. Neppure ai bambini. Lo ricordano al direttore della scuola, prima che la festa inizi, due sgherri mascherati e armati. «Quella festa non s'ha da fare», ricordano e impongono i due «bravi» del salafismo armato. Appartengono a un gruppo piccolo, semisconosciuto. Affermano che secondo i precetti dell'Islam non è permesso organizzare eventi di quel genere. Il direttore della scuola decide di non farci troppo caso. Preferisce far finta di non ricordare i negozi di dischi, i ristoranti, gli internet cafè bruciati o chiusi con la forza nelle precedenti settimane. Forse pensa di essere al sicuro. Alla festa parteciperanno funzionari dell'Onu e parlamentari di Fatah. Ci saranno Majid Abu Shamallah, un deputato fedele al presidente Mahmoud Abbas, ci sarà John Ging, il direttore dell'Unwra di Gaza che qualcuno già tentò di rapire il 16 marzo scorso. Arriveranno tutti con la scorta e garantiranno, pensa il direttore, la sicurezza propria e della scuola.
Ma poliziotti e scorte armate stavolta non bastano. Quando la festa sta per terminare, quando donne e bimbetti sciamano mani nelle mani i kalashnikov incominciano a sparare. La scuola è circondata, le granate esplodono a poca distanza dall'entrata, donne e bambini terrorizzati si nascondono tra i banchi mentre gli uomini delle scorte tentano di respingere l'assalto. La battaglia dura qualche minuto, ma il bilancio è pesante. Suleiman al Shaer, capo della scorta del deputato Shamallah, muore crivellato di proiettili. Altre sei persone vengono portate via ferite. La scorta di John Ging chiude il capo dell'Unwra dentro la scuola, fa scudo attorno a lui, lo tiene sotto protezione fino al termine degli scontri. Alla fine tre degli attaccanti vengono catturati e portati via. Ma il loro obbiettivo bene o male l'hanno raggiunto. Hanno seminato il panico, hanno fatto dimenticare la possibilità di altre feste spensierate, hanno spinto Gaza e i suoi abitanti verso la paura e la rassegnazione. Hanno scavato un altro metro di quelle fondamenta su cui edificare il nuovo oscurantismo.
Intanto il resto di Gaza deve fare i conti con i lanci di missili e le inevitabili possibili rappresaglie israeliane. Da venerdì una decina di Qassam sono piovuti sui territori israeliani e ieri hanno ferito due abitanti di Sderot, la cittadina bersaglio preferita dai militanti armati. In Cisgiordania invece le Brigate Martiri di Al Aqsa hanno rivendicato l'attentato in cui è rimasta gravemente ferita una guardia israeliana di servizio all'entrata di un insediamento intorno a Ramallah. A Jenin tre ragazzini palestinesi sono stati feriti nel corso di scontri e sassaiole con l'esercito israeliano.