È immorale guadagnare sulle donazioni al Gaslini

Gentile Redazione, resto indignato nell'apprendere che soldi donati al Gaslini di Genova da un imprenditore sono manipolati da ignoti con introiti a dir poco spaventosi, solo per riconoscimento di una mediazione avvenuta all'insaputa dell'imprenditore stesso. In veste di operaio, mi chiedo: è possibile che esistano lavori così poco impegnativi e così tanto remunerativi?
Io guadagno 900 euro al mese, il signor X euro 400.000 in un giorno.

Alla Redazione. Non è ammissibile spillare soldi da una donazione.
È ormai noto che in Italia, tra appalti, concorsi, e opere pubbliche, enormi quantità di denaro liquido vengono spartite adeguatamente, ma una donazione!!!
La società che intasca il 4% lo sottrae semplicemente dai soldi che servirebbero ad aiutare i bambini del Gaslini, bisognoso di una struttura nuova ed avanzata. Pazienza l'intermediazione per la vendita di un appartamento sulla riviera ligure; il venditore necessita la spalla di un'agenzia perché non riuscirebbe da solo a contattare le persone interessate, ma qui non si tratta di vendere, bensì di donare.
Ribero Luciana

Mi rifaccio alla notizia da voi pubblicata sul pagamento, da parte del Gaslini, di una mediazione sull'acquisizione di una donazione.
Il primo sentimento che si prova è irritazione, stizza.
Qualunque attività, in un libero mercato, ha lo scopo della reciproca utilità dei contraenti, però è proibito mercanteggiare e speculare sulle buone azioni.
Quando la generosità del nostro cuore cede qualcosa di proprio, sia essa una moneta che può salvare il vecchio somalo ammalato, sia un contributo per la ricerca, sia una donazione consistente, si pretende in ogni caso, onestà, rispetto e assoluta trasparenza. Quando si è avanti negli anni, quando la fragilità della salute ti rende debole nelle forze, ma forte nel pensiero, quando si vuole dare la propria generosa moneta, si valutano le tante opportunità, le tante richieste di aiuto e, quando si crede di aver fatto la scelta giusta, è odioso e devastante per la propria anima il sentirsi raggirati e usati.
«Il fine giustifica i mezzi».
Ma neppure Il Principe, immorale e crudele nei suoi valori politici e umani, neppure lui avrebbe applicato la sua filosofia negli affari di cuore.
Lettera firmata

Come cittadino e come operatore socio-sanitario, ho seguito con attenzione le informazioni della stampa relative alla donazione all’Ospedale infantile Gaslini di Genova, da parte di un generoso benefattore alessandrino, l’industriale Gino Amisano.
Alla gratitudine e soddisfazione iniziali per un lascito così cospicuo ad un Istituto di Ricerca e Cura a carattere scientifico unico in Italia, che si distingue per essere monotematico e polifunzionale, coprendo quasi tutte le specialità in campo pediatrico, si sono sostituite indignazione preoccupazione e dubbi per le voci di mediazioni a pagamento che indicano il coinvolgimento diretto dell’Istituto stesso per raddoppiare l’entità della donazione.
L’indignazione scaturisce dalla considerazione che, se fossero confermate le notizie secondo le quali l’Istituto di fatto ha avallato la percentuale di mediazione, sarebbero traviati quella visione più alta della vita, quel porsi come punto di eccellenza in Italia e nel Mediterraneo, quel riconoscimento di valore scientifico, sociale, etico ed evangelico che rappresentano la missione dell’Istituto (ricordo che per decisione del Fondatore il Presidente della Fondazione deve essere l’Arcivescovo pro tempore di Genova), citate da sua Santità Papa Benedetto XVI nella visita all’Ospedale pediatrico il 18 maggio e confermato in modo indiretto dal recente accreditamento della struttura da parte della Joint Commission International.
La preoccupazione scaturisce sulla serietà del Gaslini stesso che tradirebbe la buona fede e la dedizione di un illustre cittadino piemontese dal cui cuore generoso sono scaturite negli anni donazioni che hanno beneficiato tante istituzioni di carattere socio-sanitario del territorio e conseguentemente i cittadini più fragili e a rischio come minori e anziani, con gesti di amore e di sostegno concreto. I dubbi scaturiscono per inferenza sulla trasparenza e onestà della destinazione e dell’utilizzo effettivo delle risorse di una donazione così carpita.
Non solo a titolo personale, come cittadino e operatore del settore, che senta come patrimonio l’opera meritoria di ricerca e cura in campo pediatrico svolta nel tempo dell’Istituto Gaslini, ma anche a nome dei bambini ospiti presenti e futuri di questo luogo di sofferenza e speranza auspico che sia fatta chiarezza su questa vicenda, se necessario anche con l’intervento della magistratura.
Dott. Fabio Tirelli