Immunità, Pd: "Noi contrari senza ambiguità" Ma la senatrice non ritira il ddl: "Si va avanti"

Il tema della giustizia spacca il Pd. Dopo l’apertura di Luciano Violante, il Pd frena fa sapere che diràò no "senza ambiguità" alla reintroduzione
dell’istituto. Ma la Chiaromonte, prima firmataria del ddl bipartisan, non ci sta: "Vado avanti, è una mia iniziativa"

Roma - Il tema della giustizia, ancora al centro della polemica politica, rischia di spaccare il Partito democratico. Fa discutere in particolare l’ipotesi di reintrodurre l’immunità parlamentare. Dopo l’apertura di Luciano Violante, il Pd frena e il capogruppo alla Camera, Dario Franceschini, sottolinea che i Democratici diranno no "senza ambiguità" alla reintroduzione dell’istituto.

Il Pd si divide sull'immunità Dal Pd chiudono a ogni ipotesi di modificare l’articolo 68 della Costituzione, nonostante in Senato sia stato presentato oltre un anno fa un disegno di legge bipartisan di cui è prima firmataria la democratica Franca Chiaromonte. "Non c’è nessuna disponibilità del Pd, per noi il discorso è chiuso", hanno chiarito da largo del Nazareno. Certo, è stato spiegato, "quello dell’immunità è un istituto che esiste in altri Paesi, ma non è certo nelle priorità del Pd". No anche a strumentalizzazioni per alimentare una nuova polemica su divisioni nel partito. "Non andiamo dietro a queste cose...", è stato spiegato. Sulla questione, del resto, è stato netto in mattinata anche Dario Franceschini, che ha negato indirettamente divisioni nel partito. "La posizione del Pd è contraria senza nessuna ambiguità", ha detto. Ed è pronto a fare un passo indietro anche Silvio Sircana, cofirmatario del ddl Chiaromonte. "Se il Pd decide di no, io sarò d’accordo", ha assicurato. Non si pronuncia però al momento un esponente della minoranza come Beppe Fioroni. Mercoledì l’ex ministro riunirà i quarantacinque parlamentari che dentro a Modem fanno riferimento a lui. "Decideremo in quella sede", ha spiegato.

La Chiaromonte va avanti lo stesso La Chiaromonte, tuttavia, non ritirerà il disegno di legge che chiede il ripristino dell’immunità parlamentare. "Si tratta di un’iniziativa personale e trasversale - spiega all'Agi la stessa senatrice del Pd - poi se e quando dovesse andare in aula vedremo". La Chiaromonte tiene, infatti, a ricordare che il ddl, depositato alla fine del 2009 e firmato anche da senatori del Pdl, "non è assolutamente imputabile di servilismo alle vicende attuali". Il testo, insiste la senatrice del Pd, "nasce da una convinzione che porto avanti da anni e che si basa sulla preoccupazione che ebbero i padri costituenti quando scrissero l’articolo 68".

Una proposta anche dal Fli Se al Senato spicca la proposta della Chiaromonte, calla Camera sono sei le proposte depositate. Una di queste, depositata il 18 novembre 2009, primo firmatario Silvano Moffa, porta le firme di alcuni parlamentari che ora sono approdati in Fli. Fra questi, per citarne alcuni, Benedetto della Vedova, Carmine Patarino e Aldo Di Biagio. "In un ordinamento democratico la funzione legislativa, per sua natura è autonoma e indipendente. A questo fine va tutelata e protetta e non può essere condizionata nè subire turbamenti di sorta", si legge nella proposta che spiega: "l’aver eliminato le guarentigui contenute nell’articolo 68 della Costituzione introdotto dai costituenti ha provocato non poche distorisioni nella saldatura dei due principui di responsabilità e di tutela ai quali si informa l’attività parlamentare ed ha creato un proliferare di conflitti di attribuzione fra Camere e magistratura a seguito delle deliberazioni parlamentari in materia di insidacabilità".

Il Pdl preme sull'immunità "L’immunità era nella Costituzione e serviva a bilanciare il rapporto complesso tra le garanzie di una magistratura indipendente e le garanzie dei parlamentari - insiste il Pdl con Fabrizio Cicchitto - si tratta di ripristinarla. A sinistra - continua - si apre una contraddizione tra chi è forzatamente giustizialista e chi invece è garantista". La maggioranza andrà quindi avanti su questo tema, lascia chiaramente capire Cicchitto e anche la Lega, assicura, "voterà a favore ricordando il nostro impegno all’approvazione del federalismo fiscale". Critiche al "no" del Pd e di Franceschini vengono dal coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: "E' davvero singolare che un esponente politico come Violante, per un lungo periodo identificato come il teorico del ruolo della giustizia nella vita politica italiana, formuli riflessioni e proponga soluzioni di grande onestà intellettuale mentre un erede della storia della Dc che dovrebbe avere mantenuto i segni del giustizialismo sulla propria pelle politica, si esprime con lo stesso tono e le stesse parole di un Di Pietro".

L'opposizione contro l'immunità "I cittadini devono sapere che Berlusconi sta bloccando il Parlamento con provvedimenti che servono solo a lui e non con proposte per risolvere i problemi del Paese", sottolinea Antonio Di Pietro, ricordando che nei prossimi giorni in Commissione Giustizia "dovremo discutere della prescrizione processuale, quella che la maggioranza chiama artificiosamente 'processo breve', che non è unostrumento per accelerare il processo, ma per non farlo più". Anche l’Udc non crede alla buona fede della posizione del Pdl e il segratrio Lorenzo Cesa spiega che «con questo clima di scontro che si è creato tra il presidente del Consiglio e la magistratura oggi è impensabile procedere ad una seria riforma della giustizia, cosa che invece andrebbe affrontata se ci fosse un clima di serenità tra le parti». Altolà anche dai finiani che con Fabio Granata ribadiscono la loro «totale contrarietà» al provvedimento, annunciando che attendono il premier alla prova dell’aula.