«Imparare da Don Chisciotte»

Un nuovo passo nella ricerca del linguaggio fotografico. Un passo imprevisto, inaspettato se pensiamo alle opere a cui ci ha abituato Francesco Pignatelli. La mostra «Translations», allestita da Giorgio Verzotti a «Fotografia Italiana Arte Contemporanea» di corso Venezia 22 (fino al 27 marzo), presenta una serie di lavori dell’artista milanese che a prima vista sembrano fotografie astratte, schermi grigi su fondo nero, non lontane dal richiamare una certa pittura monocroma. In realtà, si tratta di tecnologia digitale di forte impatto. Ogni schema, ogni rapporto tra forme astratte nasconde un’immagine estratta da Internet. La fonte della ricerca rimane un universo iconico da cui l’artista ha tratto alcuni frammenti e ne ha mostrato la struttura segreta. Ogni parte dell’immagine, ogni pixel, viene tradotta dalla macchina digitale in un sistema numerico esadecimale, una struttura di numeri e lettere cui corrispondono determinati colori. In questo modo, tutto il visibile viene tradotto in un sistema e ogni immagine si trova ad avere una struttura alfanumerica messa in luce da Pignatelli. La scoperta dell’artista è stata compiuta attraverso l’elaborazione delle immagini a stampa: i segni iconici diventano lettere e numeri, elementi di una scrittura misteriosa cui corrispondono immagini riconoscibili. Il processo è comprensibile, ma Pignatelli vuole continuare a interpretarlo poeticamente ed è per questo che ha inserito l’elemento del mistero. Il risultato è enigmatico. Le superfici nere solcate da strisce rettangolari e bianche corrispondono sempre a un titolo e questo, stando alla filosofia dell’artista ,chiama in causa verità universali, sentimenti o situazioni che riguardano gli esseri umani: la vita, la morte, la guerra, la pace... Sequenze, numeri e parole, unite alla disposizione grafica dello spazio creano una traccia mnemonica chiamata in causa a qualificare il contenuto stesso delle opere. Come insegna la storia dell’arte, solo il colore puro, o come in questo caso la scelta radicale tra bianco e nero, fanno della geometria uno schema da cui discende ogni forma possibile. Il linguaggio declinato a lettere e numeri fa veicolare i contenuti universali dell’artista che li riattualizza in un continuo divenire. Tra i titoli più interessanti: «Maternità», «Una donna», «Esodo» e «Trasfigurazione». (Da martedì a sabato, ore 15-19).