Per imparare l’italiano bisogna insultare il Cav

Per chi ha bastante età e malgrado ciò discreta memoria, La prevalenza del cretino, nel 1985, fu il titolo di un delizioso libro della coppia Fruttero&Lucentini, parte della trilogia dedicata dai due scrittori torinesi all’iniziale, ma già allora preoccupante diffondersi un po’ dovunque di quella particolare manifestazione del genere umano. Oggi quel titolo sembra diventato una sconsolata constatazione. La malattia dilaga, insomma. Da Nord a Sud, senza confini.
Siamo venuti per esempio a sapere come in un istituto scolastico pubblico di Treviso, lo Stefanini, tra i tanti testi didattici ne circoli uno dal titolo Arti 2, Classico e Moderno, Alma Edizioni di Firenze. «È a titolo sperimentale», tiene a precisare il dirigente scolastico Felice Doria, aggiungendo che ad adottarlo è stata per ora una sola docente. Una sola sui dieci che tengono i corsi per 1.200 stranieri di età adulta intenzionati a migliorare la conoscenza dell’italiano. Intenzione peraltro meritoria, la loro, in un Paese dove invece gli indigeni, politici e gente comune, conduttori tv come giornalisti, sembrano aver abolito, forse per comodità e un po’ per pigrizia, l’aggraziato ricorso ai congiuntivi.
Il problema non è però quello. Il problema è l’esercizio 9, a pagina 27, pensato per far impratichire gli alunni nell’uso corretto di indicativo e condizionale. Lodevole intento anche quello, ci mancherebbe. A dominare la pagina è tuttavia un titolone: Venduta la saponetta del premier. E già lì, con i tempi che corrono, con la diffusa sindrome del «bunga bunga», è un legittimo drizzar di antenne. Rafforzato poi dal sommarietto esplicativo rivolto al potenziale alunno. Dice così: «Qui sotto hai un articolo che riguarda la saponetta “Mani pulite”. Rimetti i paragrafi nel giusto ordine e coniuga i verbi al tempo e al modo opportuno (indicativo o condizionale)». Il drizzar di antenne viene infine ribadito da alcuni capoversi da completare. Leggiamo in particolare il secondo, tanto per capire dove si andrà a parare: «La curiosità è che la saponetta, secondo quanto afferma l’artista nato in Italia ma residente da sempre in Svizzera, Gianni Motti... - trattini di sospensione - ...ricavata dal grasso dell’operazione di lifting del presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi».
Precisato, per facilità di chi legge, che lo spazio vuoto e tratteggiato andrebbe correttamente completato dallo studente con un «sarebbe stata», è ovvio che qui non è più questione di drizzar le antenne. È soltanto un umanissimo moto di disgusto. Questa robaccia in un libro di testo? È di li che passa la lingua italiana? Purtroppo non è una barzelletta, né tantomeno una leggenda metropolitana. La saponetta a cui si riferisce il libro dovrebbe essere (il condizionale è quantomai d’obbligo) un’opera d’arte chiamata appunto «Mani pulite» e che il sedicente artista Motti, nativo di Sondrio, ma fortunatamente per noi residente da tempo in Svizzera, presentò all’edizione di Art Basel del 2005, vantandosi inoltre (è nel terzo capoverso) di aver trafugato quella materia prima, chiamiamola così, grazie a un dipendente infedele della clinica elvetica dove il Cavaliere aveva subito l’intervento.
«Qualcosa tra l’ironico e il paradossale», si limita a definirla bontà sua il dirigente dell’istituto trevigiano alla nostra domanda se per insegnare l’italiano non sarebbe stato meglio e più di buon gusto un esempio con la Primavera del Botticelli. Quanto a Ciro Massimo Naddeo, direttore editoriale dell’Alma, nonché autore del libro in questione, pare anche lui stupito del nostro stupore. «Non vorrei entrare in una polemica e devo stare molto attento a ciò che dico», premette cauto. Buono o cattivo gusto?, incalziamo. «Che cosa vi devo dire?», chiede un po’ piccato per la nostra insistenza. E con parole che credevamo ormai perdute nelle nebbie del ’68 sostiene invece che quella pagina «va inserita in un contesto più ampio». La sua intenzione, dice, era soltanto quella di «spiegare come l’arte moderna possa essere anche provocatoria». E inoltre - a ridagli con il lessico del ’68! - quella «di aprire un dibattito». A conferma di ciò, tiene a ricordarlo, c’è lo spazio che ha dato nel libro anche ai (tristemente famosi, aggiungiamo noi) bambini impiccati a un albero dallo scultore Cattelan.
C’è una morale, in questa storia? Non ci sembra, ma una consolazione quella sì. Ed è che quella saponetta, nel 2005, ad appena un’ora dall’apertura della mostra di Basilea, fu comprata per 15mila euro da un collezionista svizzero. La mamma dei cretini, questa è la consolazione, non è insomma incinta sempre e soltanto in Italia.