Impariamo la lezione francese

L’interdizione di Cesare Geronzi da ogni carica decisa dalla Procura di Parma è una vicenda penale che va lasciata ai suoi avvocati dicendo però che una misura interdittiva di due mesi non rinnovabili per una vicenda antica già tutta documentata è solo uno sgarbo e nulla più. Uno sgarbo ad un protagonista di un mondo finanziario che negli ultimi anni ha accumulato politicamente errori su errori. Come i lettori sanno, da otto anni almeno da queste colonne denunciamo il rischio di colonizzazione dell'Italia da parte del capitalismo internazionale. Solo oggi leggiamo che nella riunione del comitato sul credito e sul risparmio (il Cicr), il nuovo governatore della Banca d'Italia, il banchiere d'affari Mario Draghi, ha gettato un allarme in verità molto soft sul rischio della colonizzazione italiana e sull'esigenza della reciprocità. Ma non era la linea di Antonio Fazio impiccato per questi motivi all'albero «liberal» dell'apertura del nostro sistema bancario al capitale finanziario straniero? Sotto quell'albero ballavano Prodi e Rutelli, i grandi organi di informazione di proprietà delle banche italiane e degli imprenditori indebitati e lo stesso Mario Draghi.
Per capire di più vanno riletti i commenti entusiasti dell'intero centrosinistra (in verità anche di Giulio Tremonti) dinanzi all'acquisizione della Bnl da parte della Bnp Paribas, banca pubblica posseduta dallo Stato francese. Di cosa si compiacevano i Rutelli, i Prodi, i Fassino e l'intera sinistra dinanzi al passaggio di una banca italiana nelle mani pubbliche dei cugini francesi nessuno lo potrà mai sapere. Forse solo Fassino lo si può capire. Certo è che la stagione delle privatizzazioni del periodo 95-2001 su indicazione dei governi del centrosinistra ha dato il via al processo di colonizzazione del Paese e all'arricchimento degli amici degli amici. Che altro poteva accadere, d'altronde, quando un Paese come l'Italia che aveva nelle mani dello Stato il 25% dell'economia lo mette in vendita senza un progetto industriale e finanziario e senza prima realizzare i fondi pensione, strumento utile per canalizzare l'alto tasso di risparmio degli italiani verso attività produttive? E nel caso specifico si trattava di orientarli verso l'acquisizione di grandi aziende pubbliche altamente remunerative come l'Eni, l'Enel, le banche, la Telecom e via di questo passo. E invece il centrosinistra ha bloccato la nascita dei fondi pensione italiani, su cui pure va fatto un approfondimento concettuale, talché quando l'Eni, ad esempio, fu collocata sul mercato, sono stati i fondi pensione americani ad acquisire quote importanti del cane a sei zampe, uno dei gioielli italiani che fanno gola alla finanza internazionale. Ma la squadra dei guastatori, e cioè Prodi, Rutelli, Bertinotti e Fassino, ha fatto di più, ha liberalizzato alcuni mercati internazionali come quello elettrico senza pretendere in sede europea analoga liberalizzazione degli altri mercati nazionali. La conclusione è stata drammatica. Costringendo l'Enel a vendere molte centrali elettriche, il secondo produttore italiano di elettricità è diventato ancora una volta lo Stato francese attraverso la sua società Electricité de France. Per non parlare della vendita della Telecom e dell'obbligo imposto alle fondazioni di uscire dal capitale delle banche per consentire l'ingresso dei francesi del Crédit Agricole (Intesa), degli spagnoli del Santander (San Paolo), del Banco di Bilbao (Bnl), degli olandesi dell'Abn Amro (Capitalia) e via di questo passo. E pochi ricordano che se l'Italia avesse recepito la direttiva europea sull'Opa, probabilmente quel rischio di colonizzazione oggi paventato ipocritamente da chi lo ha consentito (Prodi, Draghi, Rutelli e Fassino) sarebbe stato evitato. Mentre i nostri professorini, infatti, in nome e per conto del centrosinistra riformista, fanno i «liberal» dalle colonne dei grandi quotidiani, la politica francese, tedesca e la stessa olandese se ne sbatte i cosiddetti e difende strenuamente la presenza nazionale pubblica o privata nei settori strategici. È il caso di questi giorni con la levata di scudi dell'intero sistema politico ed economico francese a tutela del Colosso Suez, controllante della belga Electrabel, contro una ventilata ipotesi di Opa da parte dell'Enel di Fulvio Conti. Un'Enel che secondo i francesi può solo essere acquirente di energia elettrica prodotto delle loro centrali nucleari ma mai può diventarne proprietaria. E bene ha fatto Berlusconi a invocare quella reciprocità sino all'altro giorno irrisa dai leader del centrosinistra che difendevano a spada tratta gli olandesi dell'Abn Amro e gli spagnoli del Banco di Bilbao e che hanno applaudito il blitz della Bnp Paribas sulla Bnl. Un disastro politico ed economico per il Paese quello prodotto dal centrosinistra e da un capitalismo finanziario e produttivo debole e indebitato, forte solo dei giornali che possiede, ma subalterno alla finanza internazionale.
Dopo la decisione del Tribunale di Parma, Capitalia è ancora di più preda di quanto non lo fosse già prima e a rischio è il ruolo complessivo dell'Italia nel riassetto del capitalismo europeo. C'è bisogno di una svolta radicale nella politica economica ed europea dell'Italia sin qui devastata dai governi nazionali del centrosinistra e dalla Commissione europea guidata da Romano Prodi. Una svolta che, a nostro giudizio, passa per il ritorno parziale della presenza pubblica nei settori strategici e a tecnologia avanzata e della fine di quelle liberalizzazioni asimmetriche che in questi ultimi tempi hanno trasformato l'Italia in terra di conquista.
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