Impariamo da Londra: la libertà di stampa non è libertà di spiare

A Londra nessuno difende i giornalisti che intercettano. In Italia <em>Repubblica</em> & C. farebbero le barricate. Gli inglesi vogliono rispettata la privacy, da noi vengono pubblicati dettagli della vita privata con il timbro dei giudici<br />

Sembra di sognare. L’Inghilterra è travolta dallo scandalo delle intercettazioni illegali. Uomini del gruppo Murdoch trafficavano a colpi di mazzette con la polizia per esercitare il massimo potere possibile nelle società contemporanee: l’attacco mediatico alla privacy delle persone. Il Paese è sconvolto. Il premier è infuriato. Un suo funzionario di primo piano, il portavoce Andy Coulson, è agli arresti da venerdì. Murdoch, il tycoon di News Corporation, chiude per punizione la popolarissima e centenaria testata tabloid News of the World , e cerca di limitare i danni. Una avvenente manager editoriale dai capelli rossi, Rebekah Brooks, tenta di resistere alla testa del gruppo sebbene le sue responsabilità nell’affaire siano giudicate crescenti. Infuriano le indagini e le perquisizioni anche in altri giornali come il Daily Star .

David Cameron, primo ministro di Sua Maestà, dice che la commissione per raddrizzare i torti fatti dai giornali ai cittadini non ha funzionato. Non è abbastanza indipendente dagli editori. John Burns del New York Times scrive da Londra che tutto questo è possibile perché i politici inglesi sono intimiditi dalla stampa che intercetta, non sono stati in grado di far scattare i necessari controlli. Bisogna cambiare tutto, dice Cameron, e stabilire che il potere dei media ha un limite, di decenza e di etica, invalicabile. L’opposizione laburista di Ed Miliband denuncia le responsabilità di omesso controllo del capo del governo ma è ancora più severa, chiede maggior rigore. Non c’è una campagna di post.it contro il bavaglio,c’è il contrario:proteggere i diritti delle persone viene prima di tutto, nella sensibilità dell’opinione pubblica.

Sembra di sognare, dicevo. Da Londra, in testa l’ Economist , ci sono arrivate molte interessanti lezioni di etica pubblica. Basate in gran parte sulla pratica delle intercettazioni all’italiana, sulla caricatura che di questo Paese le intercettazioni hanno realizzato giorno per giorno, faldone per faldone, inchiesta dopo inchiesta, nel serrarsi in un unico circuito ferrigno del giudiziario, del mediatico e del politico. Sono diverse da quelle inglesi, le nostre pratiche di aggressione ai diritti di segretezza e inviolabilità costituzionale delle comunicazioni. Qui i diritti dei cittadini sono violati legalmente.

Non c’è bisogno di dare tangenti alla polizia. Il braccio più o meno violento della legalità fornisce i materiali necessari alle campagne di violazione della privacy nell’ambito di crociate politico-morali. L’atto di intrinseca illegalità, la gogna per figure pubbliche e per il loro giro privato di amicizie e collegamenti, scatta con il timbro della legge. Il pm ardimentoso, militante, fanatico, impianta e incardina indagini vaghe, come è accaduto nel caso di un celebrato nuovo sindaco di Napoli, poi porta il tutto sui giornali e in tv, protetto dall’obbligatorietà dell’azione penale e dalla totale e irresponsabile deregolamentazione di tutta la faccenda. Faccende d’amore, di corna,digiudizi totalmente privati diventano pubbliche in un baleno, e tutto è riportato tra virgolette nel teatrino della privacy offesa e umiliata. Intanto il pm d’assalto diventa famoso, diventa deputato, diventa sindaco. È un modello ormai universalmente riconosciuto di carrierismo politico.

La legge fa da ponte di collegamento delle ambizioni di potere, corporativo o istituzionale, di magistrati, politici e media. È una legge amministrata dal partito della pubblica accusa, da toghe combattenti che si sentono legate esplicitamente a un progetto di sradicamento neopuritano del male morale dalle abitudini di questo Paese troppo incivilito e dunque troppo corrotto, e la pratica è sostenuta dai loro corifei a mezzo stampa e tv.

Quello che i tabloid di Murdoch hanno pagato illegalmente per ottenere, e ottengono con molte riserve e limiti, da noi i tabloid antiberlusconiani, che ogni tanto fanno anche una puntata su politici di sinistra sgraditi per il loro mezzo garantismo, lo ottengono a titolo più che gratuito. In Gran Bretagna si studia come limitare al meglio la prepotenza, da noi la sola idea di una commissione di inchiesta, per di più indipendente dal potere editoriale della stampa e della tv, suonerebbe come una mannaia sulla libertà. Sembra di sognare.