«Imparo da Marilyn Ma non metterò mai i suoi panni»

Vorrei essere conosciuta solo come Paris e non per gli alberghi dei miei genitori

Paolo Giordano

da Milano

Signorina Hilton, la musica era l’unica specialità a mancarle: ecco fatto. A fine agosto esce il suo primo ciddì, naturalmente omonimo.
«Ma io vorrei esser riconosciuta solo come Paris, non grazie al mio cognome o agli alberghi della mia famiglia».
Però aiutano.
«In effetti sono un tipo ambizioso, forse è un’eredità di mio nonno Conrad, che ha iniziato come fattorino in un hotel sperando di avere un giorno una catena tutta sua».
Lei a venticinque anni è più confusa: ereditiera, modella, starlet tivù, attrice, principessa del gossip, imprenditrice, persino protagonista di un video porno che dal 2003 svolazza su internet.
«In realtà, specialmente come cantante, mi sento molto ispirata da Gwen Stefani, da Madonna, da Blondie e soprattutto da Marilyn Monroe».
Già che ci siamo, la frangetta cotonata c’è tutta: naturalmente bionda di un platino che abbaglia. E poi la voce: un sussurro modulato da gatta sul tetto che scotta. E anche entrando nel privè di un albergo in centro (non l’Hilton «ma io sono magnanima e vado dappertutto»), l’undicesima vip più vip del mondo, secondo il magazine Maxim, sfila passetto dopo passetto in un tubino scollato biancoblu come se stesse per cantare «happy birthday, mister President». Per fortuna non lo fa però, annuncia: «Mi hanno contattato per interpretarla in un film, e poi farò anche una commedia romantica ma ora mi concentro sul mio ruolo di cantante». A furia di concentrarsi ha inciso undici brani che più biodegradabili non si può (in uscita a fine agosto per la Warner), mescolando reggae, dance e pop con la disinvoltura di chi non ha familiarità con nessuno dei tre e tantomeno alcun rispetto. Però bisogna dirlo: è bravo chi trova la differenza tra lei che, non sapendo fare nulla di particolare, non sa neppure cantare, e le altre pari grado che di mestiere occupano classifiche e palcoscenici e ci sguazzano pure a meraviglia.
Lei invece in pubblico non ha mai cantato.
«Mi ha sempre imbarazzato. In realtà io sono molto timida, a scuola mi spaventavano persino le interrogazioni davanti a tutti i compagni di classe. Ma iniziando a scrivere le mie sette canzoni del disco, sono riuscita a superare la paura. E tra pochi mesi andrò anche in tournèe: mi sento più sicura, molto più sicura di prima».
D’altronde nel disco, oltre a citare Grease di Frankie Valli, canta persino Da ya think I’m sexy di Rod Stewart.
«Quel brano mi è sempre piaciuto. L’idea di interpretarlo mi è venuta dopo una visita a casa sua perché sua figlia è una mia grande amica».
Ci è andata con i suoi quattro cagnolini?
«Qualche volta non li porto con me. Anche oggi sono rimasti a Londra».
Lei ha uno stile molto anni Cinquanta: il divismo esagerato, la corte di portaborse, i vezzi fumosi e antipatici.
«Ho sempre in mente come si presentava Audrey Hepburn. E naturalmente Marilyn».
D’altronde le bionde si divertono di più, dicono.
«Mica è vero. Talvolta mi metto una parrucca oppure mi tingo i capelli di nero ma mi diverto lo stesso. È un luogo comune».
Anche lei lo sta diventando. Per giustificare le loro stranezze, le ragazzine americane dicono: l’ha detto anche Paris Hilton.
«Però mi piace cucinare e preparo anche delle lasagne da svenire, roba che piacerebbe pure a voi italiani».