«Impedire un varo significa scordarsi nuove commesse»

(...) chiama gli avvocati, e conclude: «Basta Fincantieri. La prossima nave me la faccio costruire piuttosto a Timbuctu!». Conseguenza logica: la notizia fa il giro del mondo, in particolare del mondo dello shipping, che ha sempre giudicato Fincantieri e i suoi lavoratori una garanzia di qualità e affidabilità. Risultato: «Ora con Fincantieri non si lavora più. Né domani, né mai!». Chiamala pure black list (alla «Monti del governo tecnico»), o lista nera (alla moda del «governo de noantri»), ma lo scenario non cambia: Fincantieri, società italiana invidiata in tutto il mondo, rischia di non poter più costruire neanche un gozzo per la regata storica delle Repubbliche marinare. Intanto, il lavoratori devoti alla Fiom e al santo-subito proseguono il blocco dello stabilimento, dell’aeroporto, e, chissà, anche della Sala rossa di Tursi (ovvio, graditi ospiti del sindaco solidale), chiedendo altre commesse di magnifiche navi da crociera...
Assurdo? Pazzesco? Macché: solo Fiom. Pardon: oculata strategia sindacale della Fiom in difesa dei posti di lavoro. Ma c’è chi la pensa diversamente. E sta diventando maggioranza, portando il contributo di testimonianze dirette. Come i sindacalisti della Fim Cisl che prendono le distanze dalle esasperazioni dei colleghi, e come i lavoratori «anziani» iscritti alla Uilm che ripropongono la ricetta virtuosa in grado di superare altre crisi del passato. O come Armida Luciana Bordi, che ben conosce la Oceania e ha scritto al caporedattore Massimiliano Lussana: «Sto seguendo con interesse, apprensione e rabbia la situazione a Fincantieri che condurrà alla ritardata consegna della nave «Riviera» alla committente Oceania. Io faccio conferenze a bordo di navi da crociera e la Oceania la frequento da anni. Si tratta di una compagnia nata nel 2002 che si è inserita nella fascia alta del mercato con successo. Una compagnia che va a gonfie vele dovrebbe essere merce pregiata per un cantiere navale, con la facile previsione che altre navi si aggiungeranno a quelle già operative. Come è (o dovrebbe essere) facile capire, il committente si aspetta il rigoroso rispetto degli accordi presi. Invece i «lavoratori» hanno deciso di prendere in ostaggio la nuova nave di una compagnia rea di aver loro fornito lavoro e di aver loro permesso di campare dignitosamente con le loro famiglie. La Oceania è parte insieme alla più elitaria Regents di Prestige Cruise Holdings il cui Ceo è Frank Del Rio. Mr Del Rio è giustamente furioso. Vorrebbe ordinare una nave per la Regents ma credo che se ne guarderà bene, avendo imparato sulla sua pelle che degli impegni presi con Fincantieri non ci si può fidare. Che cosa dirà Mr Del Rio ai suoi affezionati clienti? Che ha scherzato? Che la colpa non è sua ma di Fincantieri? Se la data di consegna slitterà qualcuno dovrà pagare i danni e suppongo che pagherà Pantalone, cioè noi. A Fincantieri resterà una pessima fama che, in periodi di crisi, è ancora peggiore della mancanza di lavoro perché, quando la crisi finisce, i clienti tornano da chi è stato onesto e professionale, non da chi ha dimostrato malafede e non ha saputo guardare oltre al suo naso».
A tutto ciò il leader della Fiom replica con un fantastico: «Saremo più cattivi!». E intanto prepara le cesoie. Dando uno sguardo sotto la cintura.