Impennata dei prezzi E' l'effetto maltempo

Il freddo di questi giorni farà lievitare le quotazioni di frutta e
ortaggi fino al 45% in più. Venezia e Aosta le città più care, Bari e Napoli le più economiche. Italia spaccata in due: differenze anche del 30%

Milano - Sui prezzi arriva l’effetto maltempo. Il freddo di questi giorni farà lievitare le quotazioni di frutta e ortaggi fino al 45% in più. Secondo la previsione della Cia, la confederazione degli agricoltori, i rincari saranno nell’ordine di un minimo del 20% fino ad un massimo del 45%, se il maltempo proseguirà. "Come accade frequentemente quando c’è freddo - spiega Matteo Ansanelli, agronomo e responsabile nazionale dei Progetti innovativi della Cia - i prezzi aumentano".

I rincari sono il riflesso dei danni nell’agricoltura, e a loro volta sono la "traduzione" degli aumenti che si verificheranno sui prezzi alla produzione: sul banco, quindi, gli italiani troveranno qualche sorpresa amara in più. Sulle stime dei rincari, appare cauto Marco Venturi, presidente della Confesercenti, secondo cui si tratta di ipotesi "un po' azzardate". Allo stesso tempo, rileva, "siamo in un libero mercato, se non c’è un prodotto aumenta la sua richiesta e i prezzi aumentano".

Sempre sul fronte dei prezzi, l’Italia appare spaccata in due: il Nord è il più caro, con il primato di Venezia, mentre il Sud è più conveniente con differenze che arrivano a toccare il 30%. Lo confermano i dati degli Uffici comunali di Statistica, diffusi dall’Istat ed elaborati da Ref per conto di Unioncamere, pubblicati oggi dal quotidiano Il Sole 24 Ore. La graduatoria dei capoluoghi vede al primo posto Venezia e Aosta, seguite da Genova e Trieste mentre le città meno care d’Italia sono Bari e Napoli.

Nelle città del Sud, però, nonostante i prezzi siano più bassi si spende di più nei supermercati mentre l’onda lunga del tre per due e delle promozioni nella grande distribuzione premia città come Firenze, Perugia, Milano e Bologna, dove la guerra dei prezzi è serrata. Al Sud, infatti, la grande distribuzione rappresenta una quota di mercato ancora limitata (il 50% circa contro il 70/75% del Nord) e quindi nei supermercati non vengono adottate politiche aggressive sui prezzi. Al di fuori dai dati della grande distribuzione, però, la spesa alimentare è più cara nei capoluoghi del Nord mentre Centro e soprattutto Sud e Isole registrano un livello del costo della spesa inferiore alla media nazionale.

Stasera, intanto, è previsto il primo "round" tra sindacati e Confindustria sulla revisione del modello contrattuale: Cgil Cisl e Uil, che appaiono però spaccate al loro interno, sottoporranno agli industriali una bozza di riforma. Sull’esito di questa prima riunione, il leader della Uil Luigi Angeletti non appare ottimista. Ribadendo come la Cgil "manifesti delle perplessità" sul documento comune, Angeletti auspica che vi sia un chiarimento tra Cgil, Cisl, Uil per aprire utilmente un confronto con la Confindustria. Diversamente, aggiunge, "si sta solo perdendo tempo e si sta generando confusione".