«Impensabile ai miei tempi Ma comunque avrei obbedito»

Friulano e alpino. E poi alpinista, scultore, scrittore. Mauro Corona oggi racconta i boschi di Erto, come nel suo ultimo libro Il canto delle manére (appena pubblicato da Mondadori). E nel ’70 portava il berretto con la penna.
Ha sentito che ci sono donne al comando?
«Eh, averne avute...»
Le sono mancate?
«Di sicuro esteticamente. E poi perché le donne non dovrebbero comandare? Anzi, dovrebbero farlo sempre».
Ma pensa che i suoi ex compagni siano così gentili?
«Non le vogliono perché le temono. Io sono misogino, ma è un problema mio. So quanto valgono le donne, perciò mi fanno paura. E so che in fondo hanno sempre comandato loro».
Quando ha fatto l’alpino?
«Nel ’70 a Tarvisio. Nevicava anche d’estate».
E anche allora sarebbe stato così sportivo?
«Calma... Io ci ho sempre visto lontano da quel punto di vista. Però allora eravamo così permeati di maschilismo che una donna ci avrebbe annientato. I comandanti si sarebbero ribellati».
Impatto difficile?
«Nemmeno pensabile. Purtroppo».
Dica la verità, si sarebbe fatto dare gli ordini?
«Mi sarebbe salito il sangue alla testa, ma avrei obbedito. Anche perché l’insubordinazione è punita... E di sicuro avrei preferito le curve femminili a certi panzoni tronfi».
Ma il machismo c’è ancora fra gli alpini?
«Altroché. E poi questi rambi del terzo millennio sono dei vanesi, con gli addominali a tartaruga... Se la meritano una donna che li tenga a bacchetta».