Imperdibili Balla il futurista e Bacon l’«infernale»

Che mostre vedere a Milano in queste vacanze di Pasqua?
Beh, la stagione espositiva, bisogna dire, è vivacissima, e di proposte ce n'è per tutti i gusti. Consiglieremmo, tanto per cominciare, l'antologica di Balla a Palazzo Reale: un modo significativo per ricordare il Futurismo, che nacque a Milano poco più di un secolo fa. Dei futuristi Balla era il più anziano e il più affermato: ma era tanto umile che non esitò a diventare allievo del suo allievo Umberto Boccioni e, a quarant'anni suonati, ad abbracciare con entusiasmo l'avventura del moderno. Con lui il futurismo interpreta temi legati non solo alla città, ma anche al cielo, ai fiori, alla natura. Certo, ad attrarre Balla, come ad attrarre i futuristi, è soprattutto la velocità della macchina. Ma lui, poi, si ferma a guardare anche una Bambina che corre sul balcone (e che corsa sarà mai, quella, in pochi metri di ringhiera?), oppure un Volo di rondini, o, ancora, Mercurio che passa di fronte al sole in un'eclissi visionaria.
Sempre a Palazzo Reale consiglieremmo Bacon: soprattutto per chi non lo conosce è un'occasione per farsi un'idea su questo protagonista dell'espressionismo, che in Italia si vede poco. Intendiamoci, è una mostra da Venerdì Santo più che da Pasqua: la pittura di Bacon è un viaggio al termine della notte, una stagione all'inferno, un pasticciaccio brutto. Ma di quel brutto l'artista inglese è un maestro. Le sue bocche urlanti non si dimenticano, e nemmeno certi ritratti immersi nelle tenebre. Qualcuno ha paragonato i suoi neri a quelli di Goya, ma qui la discussione è aperta. In ogni caso è un caposcuola, anche se ha avuto più epigoni che allievi.
Infine, scusandoci per il palese conflitto di interessi (sono curatrice della mostra), consiglieremmo Mario Sironi alle Stelline. Di Sironi si può dire quello che qualcuno diceva di Filippo Tommaso Marinetti: è un professore di energia. Nelle sue opere ultime (tarde, ma non senili) racconta lo sfacelo dell'Italia, il crollo degli ideali e delle speranze di un'intera generazione. Eppure nelle sue architetture così grandiose che sembrano indistruttibili; nelle sue figure così massicce che assomigliano a statue romaniche; perfino nella sua Apocalisse (il suo ultimo quadro) c'è il segno di una forza che non si arrende. La sua è una lezione d'arte che è anche una lezione di vita.