Imperia studia le navi di Colombo

Sarà il ministro delle attività produttive Claudio Scajola quale presidente del Comitato per le celebrazioni di Cristoforo Colombo ad aprire oggi i lavori del convegno di studi su «Navi e navigazione in Riviera nell'età di Cristoforo Colombo» che si terrà presso la Pinacoteca civica di piazza Duomo a Imperia Porto Maurizio. Al convegno è collegata una interessante mostra che rimarrà aperta fino al 4 marzo con orario 16 - 19.
Ha detto l'assessore ai beni e alle attività culturali del Comune di Imperia Claudio Baudena: «È parso utile raccogliere una serie di rappresentazioni inedite o poco note di ambito locale e non solo legate al soggetto nautico riunendole in una mostra fotografica a margine del convegno proposto a Imperia proprio all'inizio del Cinquecentesimo anniversario della morte di Cristoforo Colombo che verrà ricordata ovunque in Europa e in America».
Grandi riproduzioni fotografiche tratte dagli affreschi e da dipinti navali inediti o poco noti presenti nei testi pittorici minori delle riviere liguri tra il '400 e il '500, ma anche modellini accurati e dettagliati recano la testimonianza di come in quegli anni le famose Caravelle sulle quali Colombo raggiunse il «Nuovo Mondo» frequentassero abitualmente le coste della Liguria e i porti tirrenici.
Relatori del convegno saranno i più importanti esperti della storiografia ligure, quali la preside della facoltà di Economia presso il Polo universitario imperiese Paola Massa e il professor Vito Piergiovanni docente di storia del diritto italiano presso l'Università di Genova, Marino Falciatore segretario del comitato nazionale per le celebrazioni di Cristoforo Colombo, Gabriella Airaldi docente all'ateneo genovese, Furio Ciciliot della Società Savonese di Storia Patria, Simonetta Conti della Seconda Università di Napoli e lo studioso imperiese Gianni De Moro dal cui intervento anticipiamo un particolare curioso che riguarda singolare «negozio» attraverso il quale un abitante di Porto Maurizio donava alla madre Caterina, una schiava del Maghreb. Proprio gli schiavi erano tra le «voci di importazione» più richieste e pregiate derivanti dai traffici con il nord Africa. Dagli studi di De Moro si evince, infatti, che nelle principali città delle Riviere erano comuni i casi di compravendita di uomini e donne, la cui presenza nelle familiare nelle quali non venivano di norma maltrattati, ma considerati un vero e proprio «investimento» dei maggiorenti locali, giocava un ruolo anche di status-symbol.