Imperia, la terra dei timonieri di partito

Abbandonate ogni speranza, voi (politici), che non siete nati a Imperia. Almeno se la vostra ambizione è un ruolo di primo piano nel partito, si dice organizzatori si legge timonieri, che se la squadra non è schierata al meglio si perde la partita.
Guardate loro. L’ex ministro Claudio Scajola, oggi presidente del Copaco, è stato a lungo responsabile organizzativo di Forza Italia. Ne segue le orme da un po’ Eugenio Minasso, che milita in An e da presidente provinciale a Imperia è stato, nell’ordine: consigliere regionale, consigliere comunale a Imperia, ancora consigliere regionale, coordinatore regionale, infine deputato. E che adesso, dev’esser la radice imperiese è chiaro, è lui pure fra gli organizzatori di An. Per l’esattezza: coordinatore dei coordinatori, e cioè il punto di riferimento a livello nazionale dei diversi responsabili degli eletti di An.
La struttura è piramidale, con la dirigenza nazionale enti locali, presieduta dal senatore Giovanni Collino, suddivisa in sezioni per ogni «tipologia» di eletti (sindaci, consiglieri comunali, provinciali, regionali). «Ecco, io coordino i coordinatori di queste sezioni» spiega Minasso, che però si schermisce se gli domandi se non si senta un po’ Scajola: «Ma no, non mi permetterei». Anche se simile sì dai, un po’ ci si sente: «Siamo entrambi portati per l’organizzazione», ammette, che entrambi preferiscono la mediazione allo scontro, per esempio, ma guai a tentare di farli passare sui principi, che allora tirano fuori insospettati quanto feroci artigli. Del resto, annota Minasso: «Uno non fa strada se si ostina a fare qualcosa di diverso da quello per cui è portato». Lui, per dire, non è tagliato per amministrare. Meglio il partito, del resto nella vita fa il manager di una multinazionale americana, meglio di così. La stessa regola da qui in poi la applicherà a tutti gli eletti del suo partito, in bocca al lupo a tutti: «Il mio compito è schierare in campo i giocatori nel modo giusto: uno che è nato per fare il terzino, per esempio, non sarà mai un ottimo centravanti».
Un lavoraccio magari, ma appassionante, soprattutto perché l’obiettivo è anche e soprattutto far nascere personalità forti. «Ci sono questioni importanti, come la creazione del partito unico, che il partito deve essere pronto ad affrontare. E non si può prescindere dall’organizzazione - avverte Mionasso -. A Imperia per dire, dove An ha un’anima e una formazione ben chiara, non avremo alcuna difficoltà a creare strutture comuni con Forza Italia e Udc, perché non avremo timore di perdere la nostra identità. A Savona già sarà più difficile». Per questo, Minasso ha deciso di mettere ordine prima di tutto in Liguria e solo poi a livello nazionale, «perché non posso insegnare agli altri a ordinare la casa se casa mia è in disordine».
Gli strumenti? «Abbiamo creato il sito Internet Agoraweb con i nomi, le cariche e l’attività di tutti gli eletti, affinché tutti possano sapere quali sono le iniziative degli altri in tutta Italia». C’è poi da riorganizzare il protocollo, che alla direzione nazionale enti locali le lettere in entrata e in uscita dovranno essere archiviate non più solo in copia cartacea, ma anche elettronica.
E il deputato di An sta stilando il codice etico che regolerà la vita degli eletti e dei dirigenti di An, il «codice Minasso» insomma. All’articolo 1 dice che il partito tutela la propria reputazione e scoraggia comportamenti opportunistici da parte dei propri rappresentanti. «Non si può fare il politico e pensare che la propria vita privata non venga controllata. E chi fa il politico in An dovrà attenersi alle regole di An». Parola di imperiese.