Imperia, la toga vende sconti di pena ai mafiosi

Il presidente del Tribunale accusato di corruzione e millantato credito. Secondo gli inquirenti, concedeva arresti domiciliari in cambio di denaro. In carcere anche il suo autista, sospettato di aver fatto da intermediario <br />

Si è abbattuto come un vero e proprio terremoto ad Imperia l'arresto del Presidente del Tribunale Gianfranco Boccalatte, 67 anni, sospettato di favorire esponenti della malavita nell'applicazione della sorveglianza speciale. Mai infatti ci si sarebbe aspettati che i tentacoli della criminalità, in un momento in cui il vicino Comune di Bordighera è stato recentemente sciolto per infiltrazioni mafiose, potessero entrare anche nell'ufficio di chi deve coordinare i giudici di un Palazzo di Giustizia.
Pesantissime le accuse a suo carico: corruzione in atti giudiziari e millantato credito. Si tratta dello sviluppo dell'inchiesta, scoppiata lo scorso 18 gennaio, su presunti favoritismi concessi ad esponenti della criminalità, in merito ad atti relativi a misure di prevenzione della sorveglianza speciale. Da ieri pomeriggio il giudice si trova agli arresti domiciliari nella sua casa di Limone Piemonte. A condurre le indagini è il Procuratore della Repubblica di Torino Gian Carlo Caselli, uno dei magistrati simbolo in Italia per la lotta alla mafia. Lo scandalo, venuto alla luce quattro mesi fa, aveva già portato alle indagini su Boccalatte e all'arresto del suo autista Giuseppe Fasolo, sospettato di essere l'intermediario tra il giudice ed alcuni esponenti della malavita.
Ieri le manette sono scattate anche per due pregiudicati di origine calabrese, Nicola Sansalone, 49 anni di Sanremo, e Leonardo Michele Andreacchio, 61 anni di Ventimiglia, ora in carcere ad Asti e ad Alessandria. Boccalatte, dopo tre ore trascorse in caserma, è stato trasferito, a bordo di un'auto dei carabinieri, nella sua abitazione in provincia di Cuneo dove trascorrerà gli arresti domiciliari. L'operazione è nata dai risultati del lavoro svolto dai magistrati sui sequestri effettuati durante le perquisizioni nell'abitazione di Boccalatte, nella sua seconda casa di montagna e nel suo ufficio.
Sequestri che avrebbero portato al ritrovamento di fascicoli giudiziari ora al vaglio del pool dei magistrati torinesi che, coordinati da Caselli, si stanno occupando del caso. Importanti anche i dati emersi dalle 18 ore di interrogatorio, cui era stato sottoposto in due trance Boccalatte a gennaio, e dalle dichiarazioni di Fasolo che si trova ancora in carcere nel capoluogo piemontese. Sotto la lente sono finiti centinaia di atti firmati dal giudice. I casi che hanno portato al blitz sono, al momento, in particolare tre.
Uno riguarda l'accusa di corruzione in atti giudiziari, in riferimento all'offerta di denaro al giudice, da parte di Andreacchio, in cambio del suo impegno a favorirlo contro la proposta della Questura di Imperia di un provvedimento di sorveglianza speciale nei suoi confronti. Il millantato credito è invece legato alla promessa, fatta dallo stesso Boccalatte e dal suo autista dietro un'offerta di denaro, per un proprio interessamento presso un giudice del Tribunale di Sorveglianza di Genova con l'obiettivo di far ottenere la detenzione domiciliare ad una persona condannata.
Infine Fasolo e Sansalone sono accusati di essersi impegnati con un detenuto, dietro la promessa di un compenso, per intercedere in suo favore per ottenere una misura cautelare meno restrittiva. L'inchiesta, però, è solo nelle sue fasi iniziali e potrà riservare nei prossimi giorni nuovi sviluppi e colpi di scena.