Impiantato pacemaker ricaricabile che blocca per sempre il dolore

Lo stimolatore non dovrà essere più rimosso con un’operazione chirurgica

Marisa de Moliner

Da oggi non dovrebbe più soffrire per 25 anni. È quanto i neurochirurghi dell'istituto neurologico Besta di Milano hanno promesso al cinquantottenne leccese cui hanno impiantato ieri, per primi in Italia, «il pacemaker» eterno antidolore.
Un elettrostimolatore che non dovrà più essere rimosso per venire caricato ogni 2 anni o 7, al massimo 9 come i più longevi. I 25 anni senza quel dolore cronico che, conseguente a un’operazione all’uretra, ha rovinato gli ultimi 18 del paziente pugliese non sono cominciati ieri pomeriggio. Dovrà aspettare un paio di mesi affinché l’apparecchio diventi efficace, ma già tra una trentina di giorni dovrebbe sentire un po’ di sollievo grazie al campo magnetico che blocca la sensazione di dolore. Nel frattempo dovrà tirare avanti con farmaci non steroidei e oppiacei. «Ma un mese o anche due si possono aspettare - dice L.P - sono pochi se si considera che ho trascorso 18 anni in preda a dolori atroci che non potevano essere calmati in nessun modo».
«D’ora in poi non dovrà più sottoporsi a queste estenuanti ricariche - come ha spiegato ieri pomeriggio al termine dell’operazione il professor Giovanni Broggi, direttore del dipartimento di neurochirurgia del Besta - questa volta non ne avrà più bisogno. Non dovrà più entrare in sala operatoria, potrà ricaricarsi da solo l’elettrostimolatore posizionando a contatto della pelle un ricarica batterie apposito». Ma come funziona l'elettrostimolatore? «Ci sono più ipotesi - risponde il direttore del dipartimento di neurochirurgia del Besta - quella più accreditata è che interferisca con i due flussi di informazione e faccia da filtro impedendo agli impulsi dolorosi di propagarsi al cervello». L'elettrostimolatore già tra qualche mese potrebbe essere impiegato per altre indicazioni. Ci sono, infatti, dei prototipi che stanno per essere programmati. Al Besta prosegue quindi la ricerca, quella ricerca su cui punta molto il presidente da poco nominato Alessandro Moneta. «L'istituto che è sempre stato un centro d'eccellenza nel campo della ricerca applicata - dichiara - con la trasformazione in fondazione manterrà non solo la strada intrapresa ma la migliorerà. Investiremo molto nella ricerca e nell'informazione per rendere più dignitosa la vita dei pazienti. Nella realizzazione del nuovo Besta la ricerca non dovrà essere qualcosa di astratto ma tradursi in un’applicazione efficace proprio come quella dell’elettrosimolatore antidolorifico non ricaricabile impiantato ieri».