Impianti e palestre al palo: sport fermo al terzo anello

Sempre più grave l’inadeguatezza delle infrastrutture dedicate
all’agonismo. E con questi palazzetti e piscine i grandi eventi
internazionali sono un sogno

Si sono appena conclusi i mondiali di volley a Roma. Uno dei tanti grandi eventi sportivi di livello internazionale onorevolmente ospitati dalla capitale: dal nuoto all’atletica, dal tennis all’ippica, puntando ora sulla Formula 1 e sulle olimpiadi del 2020 a 60 anni dalla prima volta. La sua parte, come sappiamo, ora la fa anche Torino a cominciare dalle Olimpiadi invernali del 2006. E Milano? Qui non si va più in là di qualche partita di Champions League. Un evento eccezionale è stata la recente vista dei cestisti americani dell’Nba. Che però è servita a evidenziare la scandalosa inadeguatezza delle nostre strutture sportive. Inadeguatezza e insufficienza. Dal crollo del Palazzo dello sport sotto la drammatica nevicata dell’85, nulla è stato fatto, escluso il terzo anello di San Siro per i Mondiali di calcio del ’90, anno in cui fu inaugurato il Forum di Assago, unica struttura milanese di medio livello - peraltro realizzata da un privato, il Gruppo Cabassi. Da anni si aspetta invano la ristrutturazione del glorioso ma semidimenticato Vigorelli e pare che, grazie all'iniziativa e ai soldi di Armani, il Palalido stia finalmente per rinascere a nuova vita. Ma di strutture nuove e di livello internazionale, che da decenni la città aspetta e merita, neppure si parla. Il Coni, sempre sollecito e generoso nel finanziare i progetti romani, sembra ignorare l’esistenza di Milano. Che invece, per avere impianti sportivi adeguati al suo prestigio internazionale, dovrebbe disporre di un palazzo dello sport, uno stadio per l'atletica, piscine olimpioniche, uno stadio del tennis, un nuovo palazzo del ghiaccio: impianti per ospitare eventi paragonabili a quelli che la città ospita in altri campi. D'altra parte Milano evidentemente oramai ha abbandonato l'ambizione di ospitare le Olimpiadi. Infatti, senza l'esistenza preliminare di strutture come queste, la sola proposta di candidatura sarebbe semplicemente ridicola. Purtroppo non invento nulla, né, tanto meno, drammatizzo: infatti una ricerca Coni-Istat mette Milano al penultimo posto fra le città italiane per disponibilità di impianti sportivi. Una vergogna. Ebbene, non meno vergognoso è che la campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione comunale, di fatto già cominciata, ignori completamente questo argomento, come se si trattasse di roba per addetti ai lavori. Si fa un gran parlare di alberi e biciclette, inevitabile occuparsi di Expo ed Ecopass ma la patetica condizione dell’impiantistica sportiva è considerata argomento forse troppo popolare, poco chic, per nulla salottiero. È l’ennesima dimostrazione che i ceti dirigenti della città, le cosiddette elite, quelle che esprimono i candidati sindaco, hanno un'idea minimalista della città, che non sa più pensarsi in grande. E invece è quello che la gente, la maggioranza silenziosa, si aspetta. I comitati della protesta eterna e su tutto sono una minoranza chiassosa. Ma non disperiamo, chissà se prima della conclusione della campagna elettorale qualche candidato si degnerà di parlare di impianti sportivi.