Impianti raddoppiati in Kazakistan: dall’Eni più gas ai russi di Gazprom

In tutto sono 6,5 miliardi di metri cubi in più

nostro inviato a Orenburg (Russia)

Più gas dell’Eni per la russa Gazprom: per quanto paradossale è quello che si realizzerà in breve tempo, non appena il colosso moscovita avrà raggiunto l’accordo con il vicino Kazakistan per il raddoppio degli impianti di lavorazione del gas che si trovano a Orenburg, a poche decine di chilometri dal confine.
L’Eni, infatti, è co-operatore nel giacimento kazako di Karachaganak, da cui ottiene quotidianamente 102mila barili di petrolio. Assieme al greggio, però, è mescolata una certa quantità di gas, che l’Eni ha sempre considerato poco interessante, ma che il gruppo italiano (che ha esperienza tanto nel metano quanto nell’olio) intende sfruttare. Finora l’Eni estraeva 14,5 miliardi di metri cubi di gas l’anno: circa 8 miliardi venivano venduti a Gazprom che li lavorava a Orenburg, i restanti 6,5 venivano reiniettati nel sottosuolo per evitare un inutile inquinamento, ma con un aggravio di costi. Ora Gazprom acquisterà tutto il gas, ma per lavorarlo dovrà investire intorno a 500 milioni di dollari, ha detto il direttore per gli affari internazionali di Gazprom, Sergey Korovin: il gas kazako contiene, infatti, una percentuale di zolfo decisamente elevata. A Est dello stabilimento di Orenburg ci sono così «caratteristiche» collinette gialle di zolfo puro in attesa di essere trasportato per ferrovia a sempre più improbabili compratori. Il gioco, comunque, vale la candela. L’Italia ha consumato nel 2006 circa 85 miliardi di metri cubi di gas: i 16 miliardi che verranno forniti a Gazprom sono quindi pari a poco meno del 20% del consumo nazionale. Ma attenzione: Gazprom si compra il gas e ne può fare quello che vuole. Anche perché per la legge russa ha il monopolio del trasporto e della esportazione del metano. E in questo momento il gas di Karachaganak non ha nessuna altra via d’uscita che quella dei gasdotti russi. Una alternativa sarebbe costruirne uno totalmente nuovo attraverso il Caspio verso l’Azerbaigian e la Turchia, con la prospettiva di completarlo non prima di 10-15 anni. La vicenda della vendita del gas kazako ai russi ha suscitato qualche polemica: i concorrenti hanno accusato l’Eni di praticare prezzi troppo bassi, ma fonti vicine al gruppo smentiscono facendo notare che i costi per ripulire il gas dallo zolfo sono di circa 30-40 dollari per ogni mille metri cubi con un prezzo del gas che sul mercato europeo è intorno ai 220 dollari per la stessa quantità. Tra l’altro, per Gazprom, la scelta di acquistare il gas kazako fa parte della strategia di Mosca per arrivare a controllare, direttamente ma soprattutto indirettamente, la produzione di gas e petrolio delle ex Repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale che si sono rivelate ricchissime di idrocarburi.
E la strada sono i gasdotti e gli oleodotti che Mosca sta programmando nella regione, offrendo partecipazioni nell’impresa ai governi locali che così trovano i finanziamenti per il loro sviluppo. Mosca, come contropartita, ritorna a esercitare una maggiore influenza su aree che appartenevano all’Unione Sovietica.