Impiegata delle poste truffava gli anziani

Intascava, con un espediente, i soldi di persone anziane che si recavano alle Poste per pagare le bollette dell’Acea e dell’Italgas, ma quando ai malcapitati sono stati tagliati acqua, luce e gas per morosità, è stata scoperta ed è finita in manette. B. A., di 41 anni, dipendente di un ufficio postale di Roma, è stata condannata a un mese di reclusione e 100 euro di multa per il reato di appropriazione indebita. Secondo la sentenza depositata ieri, l’impiegata «infedele» ha rubato alcune migliaia di euro tra 2003 e 2004, soldi che ignari utenti di Acea e Italgas, per lo più persone anziane che pagavano in contanti, portavano all’ufficio postale per il saldo delle bollette. Ogni volta, però, la donna spiegava che il terminale era guasto ed era necessario effettuare il pagamento e verbalizzare a mano, consegnando anche una ricevuta con tanto di timbro. I soldi venivano intascati da B. A. senza essere contabilizzati, il che rendeva impossibile verificare l’ammanco. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti prevalenti, anche in base a una perizia, eseguita sotto forma di incidente probatorio e richiesta dal difensore della donna, l’avvocato Gianluca Arrighi. Tale perizia ha stabilito che l’imputata, di famiglia facoltosa, agiva in preda a una mania ossessiva-compulsiva, dovuta a una forte depressione post-partum che l’aveva colta dopo la terza gravidanza. Il giudice le ha quindi riconosciuto la semi-infermità mentale. Il pm Carlo Luberti aveva chiesto una condanna a tre mesi anche sulla scorta della pronuncia del giudice del lavoro, al quale si era rivolta B. A. dopo il licenziamento, e che l’aveva dichiarata «consapevolmente colpevole», e cosciente di «colpire persone anziane». In sede di appello, comunque, l’avvocato della donna chiederà che venga riconosciuta la totale infermità mentale.