Impiegata ruba 137mila euro

Piero Pizzillo

Severa sentenza del giudice monocratico Annaleila Dellopreite nei confronti di una impiegata infedele (così qualificata dall’accusa), «pizzicata» a far la cresta nelle spese del datore di lavoro. Un provvedimento capestro, perchè il magistrato ha inflitto un anno e otto mesi di carcere con la condizionale, con l’aggiunta del pagamento di una provvisionale di 70 mila euro, quale acconto sul risarcimento del danno da definirsi in sede civile).
Però, a una condizione che pende come una spada di Damocle sulla testa della condannata: la suddetta somma dovrà essere pagata entro un mese a partire dal 31 ottobre, giorno del verdetto. In caso contrario decade il beneficio della condizionale (il pm Scorza Azzarà aveva chiesto 2 anni).
La donna, Elda B., 60 anni, è stata citata in giudizio dal pm Scorza Azzarà per rispondere dei reati di truffa e furto, perchè, dopo aver conquistato la fiducia dei titolari della ditta «Silky di Dellepiane Marialaura», quale addetta alla contabilità generale, si faceva autorizzare a effettuare dei prelievi, tramite assegni sui conti correnti della ditta, per effettuare pagamenti vari (contributi, stipendi, ecc.) utilizzando solo in parte le somme, perchè gli importi da versare erano inferiori, mentre qualche volta le operazioni contabili erano fittizie.
Realizzando così (secondo l’accusa ), in 7 - 8 anni un profitto di ben 137 mila euro. L’inghippo è stato scoperto dalla nuova commessa che ha notato una discrepanza tra le cifre registrate nel libro cassa e quelle degli estratti conti.
In pratica, - ha detto l’avvocato Andrea Andrei, che con il collega Stefano Canestri ha assistito la società, mentre, ad esempio, nel libro giornale erano segnati 200 euro, nell’estratto risultava pagato un assegno di 1200 euro. Così come risultano pagati contributi, non dovuti.