Implacabile effetto «Corriere»

Tra i fattori da esaminare nell'analisi del voto amministrativo del 27 e 28 maggio, una piccolissima, attenzione va spesa sulla scarsa attitudine che un grande giornale del Nord, il Corriere della Sera, dimostra nel comprendere e anticipare gli orientamenti elettorali. Si dirà che compito di un quotidiano d'opinione dalla grande tradizione non è solo tenere conto dell'«essere» ma anche del «dover essere», che il mestiere del nobile destriero solferinisco non è solo sporcarsi con la dura realtà ma correre pure per grandi opzioni ideali. Il che, senza dubbio, è vero. Comunque il giornale di via Solferino sembra avere ereditato, nei rapporti con la realtà politica, quello che una volta si chiamava l'effetto Scalfari. Il vecchio fondatore di Repubblica aveva questa specialità: quando sposava la causa di qualcuno, questa sprofondava. E questo effetto colpiva anche solide personalità politiche come Ciriaco De Mita o partiti decisivi della storia d'Italia come il Pci. Paolo Mieli sembra ormai sortire esiti simili ogni volta che prende posizione: sposa il referendum sulla fecondazione artificiale, e i cattolici hanno una vittoria storica su un terreno, quello del rapporto tra morale e politica, su cui per lungo tempo avevano subito sconfitte. Si spende per la vittoria di Romano Prodi e riesce quasi a farlo perdere. Negli ultimi mesi il Corriere è stato il laboratorio del Partito democratico (con Michele Salvati, Salvatore Vassallo, e tanti altri) e il futuro Partito democratico tracolla proprio nelle zone di maggiore diffusione del grande quotidiano lombardo.
Con grande uso d'inchieste di pregio e di editoriali (e convegni altisonanti), si lancia il tema di un nuovo partito della borghesia: e il partito che dovrebbe fare da sponda a Luca Cordero di Montezemolo, la lanciatissima Udc di Pierferdinando Casini subisce un duro colpo proprio nei territori più corrierizzati.
E il particolare effetto Scalfari, quello che ha distrutto uomini politici come il già citato De Mita ma anche come Achille Occhetto, sembra oggi accanirsi contro i prescelti da via Solferino: Marco Follini è diventato ormai una macchietta, Francesco Rutelli ha capito il danno che gli si stava facendo e ha preso le distanze da Montezemolo, parlando a nuora perché suocera - Corriere intendesse. Tommaso Padoa-Schioppa, a lungo pupillo del Corriere (e recuperato dopo avere litigato con Francesco Giavazzi) attraversa un brutto momento. Casini ha ancora tempo di salvarsi ma solo se sarà consapevole del rischio che corre.
Le polemiche generiche contro i giornali-partito e anche quelle contro le intese tra «ragioni» diverse - economiche, di potere, editoriali, ideali (intese che solo gli stupidi definiscono complotti ma solo persone ancora più stupide non riescono a vedere nel loro dipanarsi alla luce del sole) - lasciano spesso il tempo che trovano. E vi sono occasioni in cui i giornali-partito sono stati anche molto utili: si pensi al Risorgimento. C'è un problema però di attitudini, delle quali si deve avere consapevolezza soprattutto quando si esercitano alte responsabilità: in particolare, si può essere bravissimi a esaminare la politica. Ma si può essere delle schiappe nell'organizzarla.
Lodovico Festa