«Importanti passi in avanti ma c’è un vuoto normativo»

Punto di riferimento imprescindibile e portavoce delle rivendicazioni dei non udenti in Italia è l’Ens, l’Ente nazionale sordi. In questi giorni in Sardegna è in corso il XXIII congresso dell’organizzazione, che proprio oggi festeggia i 76 anni di attività. «Quando l’Ens ha iniziato a operare - ricorda il presidente Ida Collu - vigeva una norma del codice civile secondo la quale i sordi erano persone incapaci di intendere e di volere. Non si poteva nemmeno andare a scuola, trovare un lavoro o sposarsi». Oggi però la situazione è cambiata in maniera radicale. «Certamente sono stati fatti tanti passi in avanti, ma rimangono i disagi, e la lotta per una totale inserimento nei contesti sociali è ancora lunga. Il Governo, poi, è ancora più sordo di noi».
In che senso?
«Nel 2006 l’Onu ha approvato una convenzione che ci riconosce alcuni importanti diritti, come quello alla vita politica, ma in Italia non è stata ancora ratificata. Il ddl è stato presentato e trova consensi trasversali, stiamo premendo affinché venga calendarizzato in tempi brevissimi».
Passando dalla teoria alla pratica, questo vuoto normativo come si ripercuote sulla vita di tutti i giorni?
«Incide sulla carenza di servizi che ci vengono riservati e, di riflesso, aumenta le difficoltà con le quali dobbiamo fare i conti quando ci muoviamo nel mondo degli udenti. Quando andiamo al pronto soccorso e non veniamo capiti o, più banalmente, quando in aeroporto viene cambiato l’imbarco del nostro volo e l’avviso è dato solo a voce».
In corso c’è anche un dibattito aspro sul tema delle protesi.
«Tutto dipende dal tipo di concezione che si ha delle persone sorde: alcune associazioni sostengono che debbano essere trattate come pazienti da curare, e quindi insistono con la chirurgia invasiva degli impianti cocleari. L’Ens mette in primo piano la salvaguardia della dignità umana e punta al bilinguismo e allo sviluppo della lingua dei segni. Certo, fin quando i chirurghi diranno ai genitori che se i loro figli non si operano saranno condannati a fare gli spazzini, non ci sarà partita».
Però lei non sta sostenendo che gli impianti non funzionano.
«Piuttosto dico che non sempre sono in grado di mantenere le promesse. Guardiamo con maggiore fiducia a tutte le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, come le protesi digitali o i computer che trasformano in tempo reale il parlato in testo scritto».
A proposito di sottotitoli, siete critici con la Rai. Sulla vostra rivista «Parole & segni», avete modificato lo slogan dell’azienda in «di tutto, di meno».
«È vero, i sottotitoli sono scadenti, specie nel caso dei programmi in diretta. Si interrompono di frequente e non sono accurati, eppure noi paghiamo il canone per intero».