Importava e vendeva grano cancerogeno: imprenditore in manette

La «Molino Casillo» ha immesso sul mercato 45mila tonnellate di cereali contaminati. Arrestati anche due periti che falsificarono le analisi

da Bari

Quel carico di grano giunto in Puglia dal Canada su un mercantile battente bandiera di Hong Kong era contaminato da ocratossina, una sostanza cancerogena presente in quantità anche tre volte superiore al limite di tolleranza. E così, quando dalle analisi disposte dalla Procura di Trani è affiorato quel verdetto inquietante, è scattato l'arresto per il principale importatore del prodotto, Francesco Casillo, 39 anni, amministratore e gestore di fatto dell'azienda «Molino Casillo» di Corato, una cinquantina di chilometri da Bari, autentico colosso del settore, impresa leader in Italia nella produzione di grano duro. Secondo le indagini della Guardia di finanza, l'imprenditore, attraverso la miscelazione con altro grano, avrebbe comunque trasformato il prodotto in semole destinate al consumo e quindi pericolose per la salute pubblica: ecco perché già da alcune settimane è cominciata una corsa contro il tempo per rintracciare il prodotto, ricerche che però hanno consentito di bloccare soltanto diecimila tonnellate. La svolta nell'inchiesta è arrivata dopo gli ultimi accertamenti disposti dal magistrato inquirente, il sostituto procuratore di Trani Antonio Savasta. Ma i sospetti su quel carico erano emersi già durante le prime fasi, il 23 settembre, quando approdò nel porto di Bari la motonave Loch Alyn. A bordo c'erano 58mila tonnellate di grano, e di queste quasi 45mila avevano come destinazione proprio l'azienda di Francesco Casillo. È scattato un primo sequestro, ma il carico è finito al centro di una battaglia giudiziaria perché l'azienda di Corato ha presentato una nuova documentazione da parte di laboratori chimici indipendenti, carte dalle quali risultava l'assenza di agenti patogeni pericolosi. Ma secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza, il regista di quei documenti sarebbe lo stesso Casillo, il quale avrebbe ottenuto le certificazioni necessarie attraverso raggiri e false promesse di future commesse. Alla fine è quindi finito sul mercato un prodotto acquistato a prezzi inferiori rispetto alle normali tariffe, ottenendo, dicono gli investigatori, «spregiudicati margini di guadagno». Dai successivi accertamenti condotti dall'Ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle Politiche agricole è venuto fuori un quadro sconcertante: nell'intero carico è stata rilevata infatti la presenza di ocratossina in quantità decisamente superiore ai limiti di legge. E i finanzieri hanno anche fatto luce sulle analisi presentate dall'azienda Casillo. Così sono stati arrestati anche due periti ritenuti responsabili di quelle analisi compiacenti.