Importazioni di carne: evasi 20 milioni di Iva

La Guardia di Finanza di Roma ha scoperto, nel settore della commercializzazione della carne bovina, una presunta associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale: quattro persone sono state denunciate, due società sono state sottoposte a sequestro e 140, tra persone e società, sono state segnalate per violazioni alla legge antiriciclaggio.
Le quattro persone, che operavano nell’amministrazione di due società, secondo gli investigatori, avevano costituito una organizzazione, radicata nel mercato romano, che consentiva di acquistare carne bovina da alcuni Paesi dell’Unione europea (prevalentemente da Paesi quali Danimarca, Germania, Olanda, Francia, Austria, Regno Unito), senza pagare l’Iva. Il danno accertato, per le casse dell’erario ammonta, per l’intero periodo, a circa 20 milioni di euro. Le indagini, scaturite da una verifica fiscale eseguita nei confronti di uno dei maggiori importatori capitolini di carne, hanno permesso di scoprire una frode consistente nella emissione e nell’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.
La frode consisteva nell’interporre società di comodo, tra il venditore comunitario ed il reale acquirente nazionale, permettendo a quest’ultimo, non solo un’indebita deduzione di costi ed un’illegittima detrazione dell’imposta sul valore aggiunto, con ingenti danni per le casse dell’erario, ma anche distorsioni macroeconomiche che consentivano, grazie al mancato pagamento dell’Iva, di far giungere, sui banchi dei supermercati, carne in offerta, con almeno il 10 per cento di sconto, esattamente corrispondente all’Iva che grava sulla carne.
I finanzieri hanno individuato la struttura dell’organizzazione criminale e delle società, perfettamente inserite nel mercato, ricostruendone le operazioni degli ultimi dieci anni. Parte della ricchezza sottratta è stata recuperata mediante il sequestro delle società che, attualmente, si trovano in amministrazione giudiziaria. Le indagini, dirette dalla procura della Repubblica di Roma, tendono a rintracciare quella parte della ricchezza che potrebbe essere stata trasferita all’estero.
Nell’ambito della stessa indagine, i finanzieri hanno anche accertato violazioni alla normativa antiriciclaggio, smascherando trasferimenti di denaro contante, tra operatori del settore, per importi superiori a quello consentito dalla legge che, attualmente, è pari ad euro 12.500. Le operazioni commerciali effettuate violando la legge antiriciclaggio hanno raggiunto un ammontare complessivo superiore a sei milioni di euro.