«Impossibile bloccare le carrette del cielo»

«D’estate, con l’incremento del traffico, le possibilità di incidenti aumentano ma la concomitanza di casi è una coincidenza. L’aereo resta il mezzo di trasporto più sicuro»

Claudio De Carli

da Milano
L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, Ansv, esiste dal 25 febbraio 1999, è pubblica, autonoma, unica istituzione aeronautica alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ha sostanzialmente il compito di svolgere inchieste tecniche relative agli incidenti per migliorare la sicurezza del volo. Si tratta pertanto di una istituzione a connotazione prevalentemente investigativa. Bruno Franchi è il presidente dell’Ansv.
Presidente, nel giro di pochissimi giorni un altro aereo che viene giù...
«Tutto il mondo si è ormai assuefatto all’idea che possano esserci incidenti automobilistici o ferroviari. Quelli aerei non si riesce ad accettarli».
Forse perché la gente pensa che questo settore sia all’avanguardia dei mezzi di trasporto.
«E non c’è ragione di dubitarne».
Ma non ne stanno cadendo troppi?
«Drammatiche coincidenze».
Anche quelle di motori che saltano in coppia?
«È un’eventualità altamente improbabile. Con un solo motore si attraversa l’oceano e poi sarei molto cauto ad attribuire le cause di un incidente ai propulsori. Occorre avere tutti gli elementi a disposizione, ci vuole tempo e quasi sempre ci troviamo davanti a una catena di fattori».
Alla fine rimane il dramma di un altro aereo che cade e la gente ha paura a volare.
«D’estate l’incremento del traffico aumenta le probabilità ma se un aereo abortisce una manovra di atterraggio, quello non è neppure un mancato incidente e non si apre un’inchiesta. Se si mettono assieme tutti gli inconvenienti che possono capitare durante un volo e gli incidenti veri, allora ecco che abbiamo un numero rilevante; ma Palermo, il greco e il colombiano sono incidenti veri, gli altri no, vengono montati e fanno solo danni sull’opinione pubblica».
In genere sono sempre piccole compagnie di Paesi di seconda schiera a fare i danni maggiori.
«In passato è successo anche con grandi vettori. Le compagnie non hanno interesse a far volare aerei non sicuri o a tagliare sulla manutenzione, è un risparmio che spesso porta a conseguenze opposte. Se al termine di un’inchiesta emerge che la causa è stata una cattiva manutenzione dell’aereo, la compagnia riceve un danno economico pesantissimo. Poi se un aereo afghano vola senza i necessari requisiti tecnici...».
Ma se lo Stato libero di Banana fa volare una lavatrice, c’è un organismo che glielo può impedire?
«Io spero che si arrivi a questo in tempi brevi, in Europa questa sarà presto una realtà. A volte non sono solo le compagnie, ma anche le autorità dell’aviazione civile di quel Paese a non controllare che le regole dettate dall’Icao vengano rispettate».
Un passeggero come si può difendere da questa anarchia, si conosce il numero dei tavoli della sala da pranzo dell’albergo che ci ospita, ma non la compagnia aerea che ci porta nel luogo di villeggiatura e neppure su quale aereo voleremo.
«Sono incongruenze che dobbiamo risolvere al più presto, le trovo assurde. Pensate che il prossimo anno l’Icao verrà a ispezionare Enac, Enav e Ansv italiane, non so se questo sia stato fatto per certi Paesi sorti da poco che comunque hanno compagnie aeree che volano nel mondo».
E poi può succedere che un pilota spenga il motore sbagliato?
«Questo lo sta dicendo lei».
È una voce insistente che gira nel mondo aeronautico...
«Su Palermo stiamo lavorando a tempo pieno, la Marina militare sta finendo la mappatura del fondale e ha già individuato parti dell’aereo di grande interesse. Stiamo cercando di recuperare i registratori di bordo sperando che nell’urto non si siano danneggiati. Abbiamo strumentazioni all’avanguardia e abbiamo il supporto tecnico delle autorità investigative Usa, francesi canadesi e tunisine. La normativa comunitaria dà il limite di un anno per chiudere una normale inchiesta; più tempo se è ritenuta un’inchiesta complessa e questa lo è».
Presidente, lei viaggia tranquillo in aereo?
«Pensate a quanti milioni di passeggeri stanno volando in questo momento. L’Icao ha calcolato che una persona dovrebbe volare tutti i giorni per 50 anni di fila per avere una probabilità di restare coinvolta in un incidente aereo. Una e una sola».