Impossibile contare le vittime spezzine

Molti «sparirono» in fosse anonime lungo l’appennino al termine della ritirata

La provincia di La Spezia fu la provincia ligure che registrò il minor numero di uccisioni. Ma la cifra comprende solo le perdite accertate nella zona: non quelle subite da fascisti spezzini nelle altre località. Il grosso delle formazioni fasciste della provincia ebbe modo infatti di ripiegare al Nord prima del giungere delle forze angloamericane e, di conseguenza, della calata a valle delle bande partigiane. La storia degli ultimi giorni della Rsi in provincia di La Spezia, già praticamente occupata a quell’epoca dagli alleati, ebbe inizio il 21 di aprile. Quel giorno i battaglioni della Brigata nera «Tullio Bertoni» e della Guardia Nazionale Repubblicana, che già da tempo combattevano sulla linea del fronte aggregati alla 148ª divisione germanica, passarono agli ordini della divisione «Italia» quarantotto ore dopo l’intero fronte italo-tedesco iniziò il ripiegamento verso la Valle Padana attraverso il Passo della Cisa.
Ma le colonne divennero subito bersaglio di massacranti bombardamenti aerei, mentre all’inseguimento il comando americano lanciava la 91ª divisione hawayana sostituendo i poco efficienti «coloured» della 55ª divisione. Tra il 24 e il 25 gli squadristi della Brigata nera furono incaricati di fronteggiare l’avanzata nemica da Pontremoli alla Valle del Taro. La manovra, nonostante le alte perdite subite, venne condotta a termine secondo i piani prestabiliti. Ma, giunti in provincia di Parma, italiani e tedeschi si scontrarono con le truppe angloamericane che avanzavano verso la Lombardia. La resa fu stipulata a Collecchio, inevitabilmente i superstiti finirono in campo di concentramento. Non è mai stato possibile effettuare un esatto censimento delle perdite subite dai fascisti spezzini durante e dopo la ritirata. Molti di loro sono rimasti sepolti in fosse anonime sulla dorsale appenninica. La cifra di trecento caduti è stata calcolata assommando i fascisti o presunti tali uccisi nei comuni della zona a partire dal 25 aprile.
Ricorderemo così Giuseppe Andreani e sua figlia Lidia, trucidati solo perché padre e sorella di un milite repubblicano: il capitano medico Giulio Ambrosi, ucciso il 28 aprile con il milite Giuseppe Castelli mentre, protetto dalle insegne della Croce Rossa, si recava a prestare soccorso alle popolazioni colpite dal tiro della artigleria nemica: i fascisti repubblicani, Tommaso A., Bernardo Battolla, Gaetano Bosco, Manlio Bernabò, Nicola Barnaba, Mario Buriassi, Giuseppe Cantore, Domenico Casté, Mario Cecchi (podestà di La Spezia), Goffredo del Sante, Carlo del Canale, Salvatore Finocchio, Arnaldo Furlotti, Luigi Foresti, Pietro Fossani, Armando Giannetti, Agostino Galletti, Ugo Galli, Santo Lupi, Annibale Monti, Giuseppe Maloni, Giuseppe Rosi, Mario Raffecca, Daniele Rolando, Domenico Spora, Luciano Trudi, Felice Tognotti.
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