«Impossibile la diagnosi senza visitare il paziente»

Ma è possibile confezionare una perizia senza visitare la paziente che si presume affetta da parasonnia oppure da crisi epilettica? Assolutamente no, dicono gli esperti, che pretendono di visitare la paziente e di avere ogni tipo di esame clinico precedente. Lo conferma Alfredo Costa, professore aggregato all’istituto neurologico Mondino dell’università di Pavia che è stato perito in diversi processi. «No, non potrei mai eseguire una perizia su un dato esclusivamente strumentale senza vedere il paziente».
Perché professore?
«Sarebbe come fare una diagnosi virtuale. Prendiamo Internet. Ci sono persone che scrivono nei siti degli esperti, presentano il proprio caso, elencano i dati, poi pretendono di ottenere una diagnosi e anche una terapia. Il che è assurdo, bisogna diffidare delle diagnosi fatte a distanza».
Eppure sembra sia stata depositata una perizia sulla Franzoni senza neppure una visita.
«Stimo moltissimo il professor Mutani e mi sembra molto strano che sia arrivato a queste conclusioni senza neppure visitare la paziente. Bisogna verificare, per esempio, la natura di una eventuale crisi. C’è una distinzione molto sottile tra quella psicogena e quella epilettica».
Quanto può valere un tracciato irregolare di un elettroencefalogramma?
«Nulla. Un tracciato anomalo dal punto di vista elettrico non autorizza da solo a fare diagnosi e tanto meno a iniziare terapie. Dev’essere considerato il quadro critico nel suo insieme. Serve soprattutto l’anamnesi, cioè la storia della persona e i suoi dati strumentali come le neuro-immagini, la tac, la risonanza o altri esami più approfonditi».
Insomma il perito ha peccato di superficialità?
«Avanzare un’ipotesi nella direzione di un’epilessia o di una parasonnia è più che lecito, ma fare una diagnosi a distanza e solo su dati strumentali non è corretto da un punto di vista deontologico né da un punto di vista dell’iter diagnostico».