Impossibile studiare l’arte della focaccia

Si doveva parlare di commercio e di rapporti tra negozianti e consumatori, la platea si è scaldata quando il discorso è finito sulla legge sull’immigrazione in questi giorni in discussione in Regione. E, per una volta, il dibattito seguito alle relazioni è stato il punto caratterizzante dell’incontro. Con decine di interventi del pubblico, ognuno dei quali portava nuovi elementi di arricchimento e di polemica poi raccolti anche sul palco.
Era iniziato con una stretta di mano, è finito con una provocazione. A lanciarla è stato l'avvocato Giovanni Ferrari, a nome della «Casa del consumatore», l'ente che dal 2001 si occupa di assistere, tutelare, informare i diritti e gli interessi dei consumatori di beni e degli utenti di servizi. E che ieri ha organizzato, al teatro della Gioventù, il convegno «Sicurezza e autotutela», per fare il punto sull'organizzazione della sicurezza cittadina con i rappresentanti dell'Ascom Roberto Panizza e Alberto Bertola, e i consiglieri comunali Giuseppe Murolo (An) e Angela Burlando (Ds). Moderatore Massimiliano Lussana, caporedattore della redazione genovese de «Il Giornale». Il veleno nella coda del convegno: «Abbiamo verificato - dice Ferrari - che la stragrande maggioranza dei commercianti ignora completamente il codice del consumo in vigore per la prima volta da un anno e mezzo». Paradossale anche l’esempio portato da un giovane genovese che avrebbe voluto iscriversi a un corso per diventare panificatore di focaccia tipica, ma che non ce l’ha fatta. Tutti i posti erano occupati da stranieri o erano irragiungibili. Ha chiosato: «L’unico corso di focaccia genovese l’ho trovato a Modena».