«Imposte certe, sgravi incerti: Prodi fa melina»

E nella strategia del capo del governo prende piede il sabotaggio del dialogo politico Veltroni-Berlusconi. Per non parlare dell’arma delle 600 nomine

da Roma

Daniele Capezzone, sotto il vestito (ovvero il vertice di maggioranza sull’economia) niente?
«Mah... ci andrei cauto. In realtà - risponde l’ex presidente della commissione Attività produttive della Camera, ora direttore de il Velino, che ha abbandonato il centrosinistra dichiarando di volersi impegnare nel Popolo delle libertà - io do una lettura molto cupa delle parole di Prodi: non lasciano presagire nulla di buono».
Si riferisce alla promessa di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie?
«Ho sentito dal premier una cosa certa, una cosa vaga, e una cosa pericolosa. La certezza riguarda l’aumento della tassazione sulle rendite, che è sbagliata e colpisce il ceto medio. Continua la logica punitiva nei confronti dell’area sociale che non rappresenta la base elettorale dell’Unione. Prodi punisce il risparmio e allarma i mercati. Non è casuale che gli investimenti stranieri siano in forte calo. A fronte di un aumento certo delle tasse c’è poi una misura di riduzione fiscale sui salari rinviata a data da destinarsi. Prodi parla usando solo il tempo futuro. In ogni caso, non se ne parla prima di giugno. E poi si discrimina fra lavoro dipendente e lavoro autonomo, nella medesima logica di discriminazione politica».
E la cosa pericolosa qual è?
«È il sabotaggio del dialogo politico fra Berlusconi e Veltroni sulla legge elettorale. Prodi fa ricorso a due emergenze - Rai e conflitto d’interessi - per sabotare il dialogo fra i due schieramenti, toccando tasti sensibili e avvelenando i pozzi per rendere impraticabile il clima sulla legge elettorale. Prodi sa bene che, nel momento in cui il Cavaliere e Veltroni si mettono d’accordo sulla legge elettorale, la legislatura si chiuse e il governo va a casa. Dunque, si prepara alla guerra di trincea, allungando il brodo con sindacati e Confindustria. Dispone anche di un’arma potentissima: 600 nomine nei prossimi 100 giorni, a partire da Eni, Enel, Poste, Finmeccanica, Rai, e tante altre a scendere. Può accontentare molti. Intanto prende tempo».
E nel frattempo l’economia peggiora. La commissione Ue rivede al ribasso le stime di crescita, e la Bce è preoccupata per l’inflazione. Rinviare troppo a lungo il taglio delle tasse - per le aliquote Irpef si parla del 2009 - potrebbe voler dire niente taglio delle tasse.
«Da sabato scorso, quando è stato reso noto il paper della Banca d’Italia, tutti dicono che bisogna ridurre le tasse. Prima di tutto, bisogna ridurre le tasse per tutti, non solo per i lavoratori dipendenti; inoltre, mi piacerebbe che qualcuno facesse un minimo di autocritica per gli ultimi due anni di «tassa e spendi». I «tesoretti» derivanti dalle maggiori entrate fiscali sono serviti solo ad alimentare nuova spesa pubblica. Ma stiano molto attenti: se i riflessi negativi della crisi internazionale colpiranno l’Italia, e se le previsioni già modeste di crescita verranno riviste all’ingiù, c’è il rischio che nella Trimestrale di cassa il governo non trovi i soldi ma un nuovo buco di bilancio. Se così fosse, la Commissione europea, la Bce e il Fondo monetario ci chiederebbero una manovra correttiva. E allora, altro che riduzioni fiscali».
Per il momento, tuttavia, i sindacati (vedremo che cosa dirà la Confindustria) stanno reggendo il gioco.
«A questo proposito, vorrei rivolgere un appello al sindacato, in particolare alla Cisl, e alla parte più liberale della Confindustria: non offrano sostegno a un governo che non lo merita, non si facciano usare come stampella. In caso contrario, sono certo che andranno incontro a fortissime delusioni».