Imprenditori ed estorsori

Stefano Vladovich

Per recuperare un vecchio debito diventano estorsori. Protagonisti della vicenda un uomo di 38 anni, Roberto R., e un suo collega di 45 anni, Carlo S., rispettivamente presidente e membro di una cooperativa di trasporti della capitale. I due anticipano 20mila euro a un loro dipendente, Massimo. L’uomo, però, anziché onorare il prestito si licenzia. I due non lo mollano per mesi, inutilmente. Massimo cerca di far perdere le proprie tracce, cambia persino abitazione. Roberto e Carlo, però, lo seguono passo passo. E quando vengono a sapere che ha ricominciato a lavorare in una ditta di spedizioni escogitano un piano diabolico. Fingersi clienti, attendere l’arrivo del camion guidato dal giovane, sequestrarlo e rilasciarlo solo in cambio di un riscatto. Guarda caso 20mila euro in contanti. L’altra sera il Tir lascia il deposito diretto a Pomezia. Ma tra l’Ardeatina e il Gra, all’altezza dello svincolo per il Divino Amore, viene bloccato da un gruppo di tre persone. Le richieste dei complici di Carlo e Roberto sono chiare: una borsa con i soldi per riavere il mezzo e tutta la merce trasportata. In caso contrario possono dire addio al camion. I responsabili dell’impresa decidono di raccontare il fatto ai carabinieri. Due militari in borghese si fingono alle dipendenze della ditta vittima del sequestro. Sulla piazzola di sosta di un distributore l’appuntamento dell’amministratore della società con i delinquenti. Sono momenti di tensione: i carabinieri non sanno di avere a che fare con imprenditori trasformati in rapinatori. All’apparenza il motivo del pagamento è un contratto, fittizio, con cui la ditta si impegna a fornire mezzi per il trasporto di merci in consegna alla compagnia di spedizioni. Nel momento dello scambio, però, scattano anche le manette.