Gli imprenditori a lezione dal cardinale «Non c’è economia senza capitale umano»

«Il mio amico Silvio ha regalato al suo Paese speranza e responsabilità internazionale. Ed era determinato, capace di sostenere scelte difficili anche quando non erano popolari»

nostro inviato a Cernobbio (Como)

Il marziano sbarca sul lago di Como di buon mattino, si siede tra i convegnisti del Workshop Ambrosetti, clergyman scuro mimetizzato tra le grisaglie. Il suo intervento è tra i più attesi: un cardinale, il patriarca di Venezia Angelo Scola, in mezzo ai guru di economia, finanza, imprenditoria, politica. Le sue recenti riflessioni su laicità dello Stato e libertà religiosa hanno fatto discutere e il fatto che sia ritenuto uno dei porporati più vicini al Papa (Ratzinger venne a Cernobbio nel 2001) accresce la curiosità. Scola ha preparato un testo ma ne legge metà, i lavori si sono prolungati e gli organizzatori gli hanno chiesto di stringere.
Il patriarca parla di «meticciato di culture», difende il ruolo della religione, esalta l'Occidente che ha veicolato nel mondo «il corretto rapporto tra verità e libertà conquistato a fatica dall'Europa, che trova la risposta più adeguata in Cristo». Spiega che lo Stato deve agire «in funzione della società civile, non come surroga». Ed esce dal dibattito, che appare datato, sulle radici cristiane dell'Europa: «Non ne voglio parlare perché il cristianesimo non è un fossile, ma un presente. Le religioni e il cristianesimo sono risorse per il presente e il futuro dell'Europa».
Anche se il programma non prevedeva domande sul suo intervento, gli interrogativi piovono. Piergiorgio Romiti, ad esempio, gli chiede lumi sull'idea di meticciato. Altri propongono che l'anno prossimo il seminario di Cernobbio sia dedicato al rapporto tra libertà e verità. Il moderatore Piero Fassino non riesce a rispettare i tempi e manda tutti a pranzo alle due e mezzo, con un'ora di ritardo. Scola non risparmia una battuta: «Vi ricordo l'invito di Benedetto XVI a equilibrare meglio lavoro e riposo, una seduta così lunga non mi sembra molto produttiva». Il marziano ha fatto breccia nell'establishment. Tocca alla stampa. È difficile scrivere quello che lei dice, gli obietta un giornalista. Scola sorride: «Mi sembra che non essere banali faccia parte dei vostri compiti. Bisogna evitare la doppia deformazione di inseguire il verosimile anziché il vero, e di cercare lo scoop a tutti i costi. Ma le domande che sono nel cuore di ogni uomo non sono difficili, la gente quando predico capisce». E quali sono queste domande? «Le cito Leopardi: io che sono? chi mi assicura alla fine di fronte all'ombra della morte che incombe? qualcuno mi ama veramente?». Ma queste questioni possono essere utili in un contesto come quello di Cernobbio?
Il patriarca si schiarisce la voce: «Sono decisive e ho dato due ragioni. Senza capitale umano e senza capitale sociale non c'è economia che tenga. Ma da dove viene questo capitale, la forza dell'io e la forza dei corpi intermedi della società? Viene dal senso del vivere, dal perché mi alzo al mattino e vado a lavorare. Perché questa crème dei mondi qui rappresentati fa una seduta dalle otto e mezzo alle due e mezzo? Se non è per un meccanismo ossessivo, lo fanno perché hanno il gusto del vivere, si daranno delle risposte a queste domande, e quindi sono nella religione fino in fondo. Da questo punto di vista è stato intelligente incuneare nel discorso di questa mattina questo quarto d'ora; come qualcuno ha detto, è forse un po' poco».